Innovazione applicata all’energia, l’Almacis dall’Abruzzo all’Africa

La crescita dell’azienda del gruppo Macci, il presidente Marramiero: «La sfida della digitalizzazione e le avventure in Kenya, Grecia, Romania e Bulgaria. Così abbiamo superato tutte le difficoltà»
PESCARA. Nel termine «generare» c’è l’ambizione di chi vuole dare un apporto innovativo, c’è l’energia di chi ha la consapevolezza dei propri risultati, c’è la tensione creativa verso soluzioni utili al progresso. Almacis Solving generation, una delle aziende della holding Macci, è tutto questo e molto di più. L’innovazione applicata alla ricerca nei settori dell’energia, delle costruzioni e delle reti, unita ad una cultura industriale basata su competenze specialistiche integrate e sinergiche, ha spinto lontano l’azienda sui mercati internazionali, fino ad arrivare in Kenya. Nel cuore dell’Africa, Almacis, all’avanguardia nelle fonti rinnovabili, ha portato competenza e visione, capacità imprenditoriale e accuratezza. Per una media impresa abruzzese affrontare la complessità dei mercati internazionali non è stato sempre semplice. Ma a parlare, oggi, sono i risultati, lodevoli e concreti.
Del gruppo Macci, oltre ad Almacis, fa parte Texol, con sede ad Alanno, fondata nel 2005 da un gruppo di ingegneria altamente qualificato. L’azienda è specializzata nella produzione di film perforati e materie prime per l’industria igienica e medica. Texol ha una forte presenza nel mercato globale, con prodotti esportati in Americhe, Europa, Medio Oriente e Asia, e ha recentemente acquisito la società Orma per avanzare nella sostenibilità. L’altra azienda della holding Macci, che dà lavoro complessivamente a oltre 500 dipendenti, con un fatturato totale delle tre aziende che supera i 110 milioni di euro, è la Cantina Marramiero, una delle più prestigiose d’Abruzzo. Esporta in più di 25 Paesi nel mondo.
A raccontarci un po’ della sua storia aziendale così diversificata, con una visione prospettica che guarda al futuro, è il presidente del gruppo Macci, Enrico Marramiero. «L’esperienza dell’Almacis, con il processo di internazionalizzazione, ha preso il via vent’anni fa, con la costruzione di una rete di imprese pronte ad affrontare le sfide della digitalizzazione e dei mercati esteri. Abbiamo iniziato una serie di avventure in Grecia, in Romania e Bulgaria fino ad approdare, con il primo appalto, in Kenya», spiega Marramiero, «dove ormai siamo presenti da più di 10 anni. Oggi, possiamo guardare con una certa tranquillità al passato, ma il primo approccio con quella realtà è stato complesso, per la logistica, il rapporto con la popolazione locale, il discorso della security e della fiscalità kenyiota, diversa da quella italiana». Difficoltà che, pur portando una serie di costi aggiuntivi, non hanno fatto desistere l’azienda dall'esplorare un mercato nuovo e fiorente. «La chiave di volta», afferma Marramiero, «sono state le persone del posto. Abbiamo dato lavoro alla popolazione locale rendendoli parte della nostra comunità».
È così che – come da progetto – sono stati bonificati e resi produttivi, con irrigazione e protezione idraulica, 100 ettari di savana che, altrimenti, sarebbero stati assegnati a 100 diverse famiglie locali. Oggi, è una cooperativa a gestire il tutto. «Stando in Kenya abbiamo fatto un po’ di lavori per le ambasciate americana ed italiana e, con un secondo progetto», sottolinea il presidente della Macci, «siamo entrati nell’agri-business per formare figure miste di ingegneri e agronomi che potessero dare consulenze mirate nei paesini kenyoti. Un progetto di cooperazione da cui è nata una cooperativa di agricoltori che lavorano su produzioni locali. Un investimento che ha generato formazione e occupazione». Ma non è finita qui.
«Qualche mese fa, con una joint venture con una ditta di Pescara, la Digi Impianti, abbiamo vinto un appalto per Eni per l’assistenza nelle bio raffinerie», prosegue Marramiero, «che ci porterà ad una strutturazione diversa. Si tratterà di assumere centinaia di persone anche per gestire e sviluppare la succursale a Mombasa. Grazie all’unione di diverse pmi oggi possiamo dire di essere parte di quel Paese. Stiamo anche approntando uno scambio con 5 ingeneri kenyoti per la formazione del personale: il Kenya viene considerato, attualmente, la Silicon Valley africana per la forte predisposizione verso il settore informatico. Una terra che ha una voglia di crescere e una popolazione molto giovane. Il fattore persone lì è fondamentale. Poi, è chiaro che bisogna entrare nel sistema Paese, avere le consulenze e le conoscenze giuste sul posto».
Marramiero racconta di «una popolazione africana dapprima colonizzata dagli inglesi, oggi dai cinesi, ma che vede di buon occhio gli italiani. Il problema in Kenya resta la burocrazia, che ritarda l'avvio degli investimenti, anche per un diverso approccio rispetto al nostro». L’esperienza di Almacis è un caso di successo, dopo i primi tentativi di investimento in Romania e in Bulgaria, che non hanno trovato terreno fertile. «Non sempre il tentativo funziona», ammette Marramiero, «siamo stati diverse volte in Arabia Saudita, ma non sempre è facile inserirsi. Più si studiano a tavolino i punti di forza e gli sviluppi dei Paesi in cui vai, più ci sono possibilità di realizzare il progetto che hai in mente. Oggi stiamo raccogliendo i frutti della perseveranza e della capacità di portare l'innovazione e la qualità abruzzese all’estero». Almacis ha costituito quattro Business Unit che generano sinergie progettuali e operative e che si traducono in velocità di esecuzione e in vantaggi esclusivi dal punto di vista tecnologico e realizzativo.
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