Così le aziende d’Abruzzo vanno alla conquista del mondo

16 Giugno 2026

Il racconto di tre imprenditori che, partendo dal basso, sono entrati nei mercati globali 

PESCARA. L’Abruzzo dell’imprenditoria si allunga in tante direzioni ma mantiene i piedi ben saldati alla sua terra. Riesce a farsi spazio nell’instabilità politica del mondo senza mai perdere il contatto con la propria terra. È questo il carattere che si ritrova in tutte e tre le aziende che si sono date appuntamento alla redazione del Centro per l’evento organizzato da Bper sull’internazionalizzazione delle società abruzzesi. I protagonisti sono Umberto Sgambati, presidente di Proger, l’azienda di ingegneria pescarese che, tra le altre cose, ha progettato il Ponte sullo Stretto di Messina; Enrico Marramiero dell’omonimo gruppo, che oltre alla nota cantina conta una serie di aziende dal fatturato milionario; infine, il presidente Mario Tasso e l’ad Roberto Ramondo di Tr industrial, azienda attiva nel settore della lavorazione di materie plastiche e di carpenteria metallica ad elevata automazione per l’automotive. A rappresentare la Bper Stefano Bellucci, responsabile del Servizio Internazionale, e Luigi Zanti, responsabile per la direzione Regionale Marche Abruzzo, mentre a moderare l’incontro è stato il direttore Luca Telese.

C’è una parola che descrive meglio di tutte le altre la traiettoria di queste imprese: “Glocal”. Partendo dal basso, ognuna di queste aziende è riuscita a farsi strada nel mondo, a farsi globale senza mai perdere il legame con il locale, con le origini. Anzi, è vero il contrario. «Queste società hanno fatto un salto straordinario, paragonabile a quello dal primate al Sapiens»: così Telese le introduce in apertura. Merito della banca che ha creduto nei loro progetti quando avevano bisogno di fiducia, ma anche di un talento, tutto italiano, nel saper superare gli ostacoli. Il presidente di Proger, Sgambati, lo sintetizza in un aneddoto: «Per spiegare a un project manager americano la differenza tra noi e loro», racconta, «ho fatto l’esempio di un mobile Ikea da montare. Loro sono organizzati, seguono il libretto delle istruzioni. Noi, invece, ragioniamo in maniera più creativa: le istruzioni le consultiamo solo se ci avanza un pezzo, e siamo in grado di finire il montaggio anche senza l’ultima pagina. Magari ci mettiamo un po’ di più, ma loro, senza libretto delle istruzioni, non riescono a finire l’assemblaggio».

Certo, il viaggio verso l’internazionalizzazione non è senza ostacoli. Soprattutto in una periodo storico come quello attuale. In poco più di un anno il mondo che conoscevamo ha cambiato volto: sono arrivati i dazi di Trump, le guerre si sono moltiplicate e persino snodi cruciali per il commercio mondiale che ritenevamo intoccabili, come lo stretto di Hormuz, sono stati violati e chiusi. Problemi che avrebbero potuto frenare la crescita delle aziende abruzzesi, e invece ne hanno mostrato la resilienza. Lo dicono i numeri. «L’economia della regione segue le stesse dinamiche del Paese: riesce a crescere nonostante le difficoltà dell’Italia e del contesto in cui ci troviamo. L’Abruzzo ha raddoppiato, anno su anno, le proprie attività produttive. Siamo passati dal 3,3% a quasi il 7% del 2025», fa il punto Zanti.

Marramiero, che da produttore di vino ha conosciuto da vicino il problema dei dazi Usa, guarda al problema delle barriere doganali da un’altra prospettiva: «I dazi sono un costo, ma il vero ostacolo è l’incertezza. La filiera del vino è riuscita ad ammortizzare i costi dividendoli con gli importatori, ci siamo organizzati e alla fine abbiamo avuto anche un piccolo aumento in termini di valore. Il punto è che tra poco gli accordi tra Usa e Ue termineranno: se cambiano le regole del gioco, noi saremo costretti a riassestarci. E questo può rappresentare un problema». Ma non può essere una scusa, aggiunge Marramiero, anche perché l’Abruzzo ha un vantaggio rispetto ad altri territori: «Siamo una regione bellissima, ma ancora poco conosciuta. Il nostro margine di crescita è molto alto. Esiste un’identità forte che viene diffusa nel mondo grazie Montepulciano d’Abruzzo».

Il vino rosso però sta vivendo un periodo di contrazione delle vendite. Cosa fare? Qui serve l’intuizione dell’imprenditore, il fiuto naturale che ti guida alle nuove traiettore del mercato. «Noi abbiamo un prodotto eccezionale, il Cerasuolo», continua Marramiero, «dovremmo copiare quella vecchia pubblicità che faceva “Liscia, gassata o Ferrarelle?” e reinterpretarla con “Rosso, rosato o Cerasuolo?”. Dovrebbe diventare la nostra nuova bandiera. Per farlo serve un lavoro di riposizionamento nei mercati: questo periodo storico di cambiamento può rappresentare un’opportunità».

È vero, il vino ha resistito all’onda d’urto delle gabelle, ma ha anche rivelato le debolezze che derivano dalla dipendenza commerciale da un solo mercato. Stefano Bellucci, responsabile dell’internazionalizzazione di Bper, indica la via per resistere all’instabilità del mondo: la diversificazione. «Ne parliamo tutti i giorni con le aziende», spiega Bellucci, «Perché vogliamo aiutarle a proiettarsi in questi mercati. L’Unione europea ha stretto un accordo commerciale col Mercosur, di cui fanno parte Paesi importanti come Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, e con Australia e India, che sono grandi mercati». È sempre il dualismo crisi-opportunità a guidare gli imprenditori abruzzesi. Il racconto di Mario Tasso e Roberto Ramondo, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Tr Industrial, è esemplificativo.

«Abbiamo passato un periodo molto difficile qualche tempo fa. Avevamo perso un cliente che, da solo, rappresentava oltre il 50% del fatturato. Io ero molto preoccupato», dice Tasso, «e invece ci è servito tantissimo e ringrazio di aver vissuto anche quel momento, perché ci ha permesso di evolverci». Oggi Tr industrial ha un fatturato di circa 100 milioni e collabora con partner che provengono da tutto il mondo, ma le radici rimangono «ben piantate» ad Atessa, casa della sede storica. «E abbiamo intenzione di rimanerci», aggiunge Tasso, «tanti potrebbero pensare di delocalizzare la fabbrica. Noi preferiamo fare l’opposto: prendere la ricchezza altrove e portarla qui. Poi la distribuiamo sul territorio attraverso l'occupazione, creando nuove opportunità per i giovani». È l’Abruzzo dell’imprenditoria: si espande nel mondo, ma senza girare le spalle alla propria terra.

@RIPRODUZIONE RISERVATA