16 giugno

Oggi, ma nel 1981, a San Secondo Parmense, nella frazione Pizzo, nella canonica della chiesa di San Giorgio martire, alle 12.10, Giancarlo Dodi, operaio di 36 anni, già internato nella clinica psichiatrica locale, in preda a raptus di follia, staccava la testa con un coltellaccio al parroco Enzo Peracchi, di 83, e poi si costituiva nella locale caserma dei carabinieri. Ma prima, dopo essersi liberato dell’arma gettandola nel vicino canale sfociante nel fiume Taro, essere passato a casa dai genitori Attilio e Disma, contadini di 82 e 73 anni, a cambiarsi i vestiti intrisi di sangue e a lavarsi, a bordo della sua Fiat 127 rossa, passava nella tabaccheria-bar del paese da 170 abitanti per acquistare un pacchetto di sigarette e bere una birra per fare festa, come verrà riportato sul quotidiano torinese “La Stampa” del 17 giugno di quel 1981. Presumibilmente aveva agito per vendicare antichi dissapori verso il “rettore”, suo confidente di vecchia data, accusandolo pretestuosamente dei suoi insuccessi con le donne (nella foto, particolare, così sul milanese “Corriere della Sera”, del 17 giugno ’81, a firma di Corrado Corti). Sottolineerà agli esponenti dell’Arma: «Ogni volta che mi abbia benedetto con l’acqua santa poi le “morose” vedendomi scappavano».
Covava il proposito omicida da cinque anni, come riferirà il “Corsera” del 18 giugno ‘81. La vittima, che veniva sorpresa mentre era intenta a leggere la rivista settimanale d’ispirazione cattolica “Famiglia cristiana”, era dal 1940 in servizio come prete in quella struttura religiosa, posta sulle sponde della Fossaccia Scannabecco, e risalente al 1580. Originario di Parma, viveva con la nipote Olga Peracchi, di 46 anni, infermiera nell’ospedale cittadino, che era a lavoro quando lo zio vniva ammazzato. Il cadavere veniva scoperto dal fornaio Modesto Illica Magnani che, come ogni giorno, andava a portare il pane e il giornale all’anziano sacerdote. L’assassino, dipendente di una ditta di lavorazione di materiale plastico della zona, ma da tempo assistito dal Centro d’igiene mentale, il giorno dopo la confessione e l’arresto, il 17 giugno, nel carcere parmense di San Francesco, tenterà il suicidio tagliandosi le vene. La memoria di don Enzo verrà onorata anche con la targa che verrà murata a ridosso del luogo del delitto.
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