Teramo recupera e piace agli studenti

Il rettore soddisfatto: abbiamo i professori giusti al posto giusto. Nuovi iscritti in crescita del 28,5%
TERAMO. Un balzo in avanti di ben 17 posizioni per Teramo. Il gradino occupato nell’annuale classifica del “Sole 24 Ore” è il numero 38, su 61 totali, in condivisione con Messina e subito dietro realtà universitarie importanti del Centro Sud come Roma Tre e Napoli Orientale. Il punteggio complessivo nei 12 indicatori dell’indagine – 9 per la didattica e 3 per la ricerca – è pari a 45, ma il quadro che emerge dai singoli parametri parla di un’università che piace, e molto, ai suoi studenti (3° posto per gradimento della didattica dietro Piemonte Orientale e Viterbo), con una buon “appeal” fuori regione (la percentuale di iscritti non abruzzesi è del 21,3%, 28esima posizione in Italia) e con un’ottima “sostenibilità” pari a 12,4 docenti in media per corso attivato e 15esimo posto nella graduatoria nazionale. Bene anche la mobilità all’estero, Teramo è 26esima per crediti formativi acquisiti dagli iscritti in atenei di altri Paesi, così come la percentuale dei percettori di borse di studio, l’87,7% degli idonei (29esima posizione).
La conquista del podio nella valutazione dei “suoi” studenti è evidentemente il dato che più soddisfa il rettore Luciano D’Amico: «Con il “patto dello studente” stiamo rivoluzionando la didattica e i risultati si vedono. Anche il valore sulla sostenibilità è formidabile – aggiunge – significa che riusciamo ad avere i docenti giusti al posto giusto, ed è importante per la qualità dell’offerta formativa». La prima conferma di questo gradimento generale verso l’ateneo teramano arriva dai numeri sui nuovi ingressi per l’anno accademico 2013/2014: un secco +28,5% (1863 contro i 1449 del 2012/2013) che «ci fa proseguire sullo stesso trend dell’anno scorso quando avevamo avuto un aumento del 30% nelle immatricolazioni».
Sul fronte della didattica Teramo si ferma ben più indietro, per parametri come la dispersione, 53esima con 188 abbandoni al secondo anno su 932 immatricolati e solo il 79,8% di prosecuzioni, e soprattutto l’occupazione: appena il 37,1% dei laureati teramani trova lavoro a un anno dal titolo e, su quest’importante indicatore, l’ateneo è solo 43esimo. Ma il vero tallone d’Achille per l’UniTe sembra essere la ricerca, dal 38esimo posto si passa infatti al 41esimo e giù fino al 45esimo quando si tratta di qualità dei dottorati, in base alla valutazione Anvur sull’Alta Formazione. Il punteggio complessivo, sotto il valore neutro 1, è di 0,80. «Sulla ricerca paghiamo le performance non proprio esaltanti del polo umanistico – ammette D’Amico – penso alle facoltà di scienze politiche e giurisprudenza. Va anche detto – continua – che la mancanza di significativi poli industriali sul territorio non ci aiuta. Adesso, con l’avvio del XXIX ciclo, stiamo procedendo ad una riorganizzazione e una ristrutturazione dei dottorati. I risultati si vedranno nella prossima indagine».
Fabrizio Marini

