Thales, inaccetabile: si aggiudica mega bando ma vuole chiudere

29 Dicembre 2015

PESCARA. «Inaccettabile, una follia». Così il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, definisce la possibile chiusura della Thales di Chieti e, parlando di un'eccellenza abruzzese, cita i...

PESCARA. «Inaccettabile, una follia». Così il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, definisce la possibile chiusura della Thales di Chieti e, parlando di un'eccellenza abruzzese, cita i risultati ottenuti grazie al progetto SafeCop, presentato proprio da Thales, dall'Università dell'Aquila e da altri soggetti, che è arrivato primo su 51 nell'ambito del bando europeo Ecsel 2015.

Il progetto SafeCop - il finanziamento ammonta a un paio di milioni di euro - partirà ad aprile e durerà tre anni. L'obiettivo è di fornire tecnologie e metodi scientificamente validi per garantire la sicurezza nell'utilizzo della tecnologia wireless nei Cyber Physical Systemps (Cps). Il progetto ha superato altri 50 proposte, presentate da oltre 900 industrie, Centri di ricerca e università europee. Nonostante i risultati, l'azienda, con i suoi cento dipendenti, rischia la chiusura, perché, come ricorda Lolli, «il gruppo Thales, con sede in Francia, ritiene che non sia sufficientemente interessante mantenere aperto questo sito».

Affiancato dal responsabile Ricerca e Tecnologia di Thales Italia, Francesco Barcio, dal docente dell'ateneo aquilano Fortunato Santucci, e da Fabrizio Citriniti di Confindustria Chieti, il vicepresidente della Giunta sottolinea come in discussione non ci siano solo i cento posti di lavoro, «ma un pezzo pregiato della nostra struttura economica e perfino culturale».

Lolli ricorda l'emendamento del Governo alla legge di Stabilità che prevede 500 milioni di euro per la cyber security e l'ordine del giorno presentato dai parlamentari abruzzesi Fusilli e Castricone che, già approvato, cita esplicitamente le attrezzature e le attività abruzzesi. «E poi», aggiunge, «la Regione ha anche la possibilità di cofinanziare i progetti selezionati dall'Europa».

Lorenzo Dolce

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