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Tosto assume con il Jobs Act: entrano in 15

E presto ne entreranno altri 24. L’azienda di Chieti Scalo deve far fronte a nuove commesse: il portafoglio ordini verso i 250 milioni Confermato l’investimento per stoccare Gpl a Ortona: «Possiamo acquisire gas in cambio di lavori»

CHIETI SCALO. Non c’è solo la Fiat ad assumere con il Jobs Act, la nuova normativa sul lavoro fortemente voluta da Matteo Renzi: ieri l’abruzzese Walter Tosto, un protagonista a livello mondiale nei grandi impianti di caldareria per l'Oil & Gas (fatturato 2014: circa 100 milioni di euro; ebitda: circa 10 milioni) ha annunciato di avere assunto 15 giovani a tempo indeterminato e di avere in programma di inserire presto altri 24 tecnici. Par di capire che senza il Jobs Act questi ragazzi sarebbero finiti nell’eterna trafila dei contratti a termine: così invece l’azienda di Chieti Scalo raggiungerà quota 600 dipendenti nella sola capogruppo, cui si aggiungono le 41 unità che lavorano (con 14 milioni di fatturato) nella controllata WTS-GAS, specializzata nello stoccaggio e commercializzazione di GPL.

Oggi l’azienda è guidata da Luca Tosto, il figlio del fondatore («lasciare a mio figlio è la migliore mossa che abbia mai fatto», commenta Walter) e può contare su un portafoglio ordini di tutta sicurezza, con 250 milioni di lavori a cui non sarà semplice far fronte: recentemente sono state aggiudicate dai più grandi player internazionali del settore cinque mega forniture in Turchia, Kuwait, Messico e Stati Uniti per un valore complessivo di oltre 50 milioni. A questi si unisce una nuova avventura in Kazakistan che costituisce una novità assoluta per Tosto: per la prima volta, su richiesta del committente, una parte dei lavori verrà realizzata in loco, attraverso una joint venture con un partner kazako, con la Chevron e con la Total. E’ un modello che potrebbe essere replicato in altri Paesi in cui la via del ’local content’ è ormai un’arma competitiva per battere la concorrenza.

Un altro importante investimento Walter Tosto lo sta realizzando nel porto di Ortona, l’altra base operativa del gruppo oltre a Chieti Scalo: stiamo parlando di un grande impianto per lo stoccaggio del GPL, la cui fase autorizzativa è in via di definizione: «Per opere di questo genere l’investimento è nell’ordine dei 50 milioni», spiega Luca Tosto, «ma con le nostre competenze possiamo ridurre considerevolmente l’esborso. E c’è un’altra opportunità: acquisire il GPL da Paesi produttori in cambio di lavori che effettuiamo nell’ambito del nostro core business. Per di più si possono creare nuovi posti di lavoro ad Ortona ed entrare a pieno titolo nel piano nazionale delle riserve strategiche previsto dalla legge del 2012». Nel suo settore principale Walter Tosto opera in un contesto competitivo non facile, dato che i concorrenti sono grandi nomi dell’industria mo ndiale come Hyundai e Mistsubishi. I componenti realizzati, poi, sono considerati critici per peso, complessità di materiali, dimensioni e tempi di consegna. Ma proprio le difficoltà sembrano essersi trasformate in un punto di forza dell’azienda, che ha fatto della ’delivery consistency’ (la puntualità nelle consegne) uno dei suoi fiori all’occhiello, accanto a un sofisticato know how nell’elaborare contratti internazionali. Uno di questi è da poco stato conseguito in Kuwait dalla joint venture tra Petrofac di Sharjah (Emirati Arabi), Samsung Engineering (Corea) e CB&I (Olanda), per la fornitura di tre reattori hydrocracking (del diametro superiore ai 4 metri, lunghezza di 25 metri e peso di 2mila tonnellate) per il progetto Clean Fuel (CFP), che trasformerà le raffinerie di Mina Abdulla e Mina Al-Ahmadi in un complesso integrato. Il progetto, che rientra nel piano strategico della Kuwait National Petroleum Company, ha un valore di 13 miliardi di euro; una volta completato, la capacità di raffinazione sarà incrementata ad 800mila barili al giorno, contro gli attuali 736 mila.

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