Turismo di ritorno, che affare

31 Maggio 2018

Lolli: gli abruzzesi all’estero investano sui borghi d’origine

PESCARA. Capracotta è un comune della provincia di Isernia, in Molise, con solo 700 abitanti, ma nel mondo ci sono oltre 1800 persone che provengono da qui. Il turismo di ritorno punta a far diventare gli italiani nel mondo ambasciatori dell’Italia, un bacino di turisti ma anche di potenziali investitori che potrebbero aiutare l'economia locale di tanti piccoli borghi italiani a non morire. Il tema è stato al centro del convegno “Il turismo di ritorno. I viaggi delle radici tra identità culturale e promozione dei territori” che si è tenuto martedì alla Farnesina. Il legame tra chi parte e la sua terra d'origine è forte e può essere d'aiuto contro lo spopolamento di alcune zone del bel Paese magari meno toccate dal turismo di massa. È su quegli 80 milioni di persone nel mondo che hanno qualche origine italiana che bisogna puntare - è stato detto dagli addetti ai lavori intervenuti - perché indirizzino nel nostro Paese un bacino enorme di amici e conoscenti. «In Abruzzo, ad esempio» ha spiegato Giovanni Lolli, vice presidente della Regione e coordinatore per il turismo della Conferenza delle Regioni «si sta portando avanti il progetto in base al quale i comuni possono intervenire con piani di ristrutturazione dei centri storici dei paesi abbandonati, favorendo emigranti-investitori laddove i proprietari delle case non siano interessati». Gli italiani all'estero, ha voluto ricordare Lolli, se sono partiti poveri quasi sempre sono poi diventati abbienti e possono aver voglia di investire nel Paese d'origine. «Non è da sottovalutare poi che così facendo», ha aggiunto Lolli, «si favorisce un turismo destagionalizzato e più diffuso». «Il nostro è un Paese bellissimo che offre molto dal punto di vista culturale ed enogastronomico» ha detto ancora Lolli «ma a differenza di quanto si potrebbe pensare non è il primo tra le mete turistiche più frequentate. Ciò significa che il settore deve impegnarsi a promuovere di più la nostra storia, i nostri monumenti, il territorio».
Alfonso Pecoraro Scanio, docente di turismo alla Bicocca e a Tor Vergata, ha ricordato come, negli anni, i nostri emigranti abbiano contribuito con le loro rimesse a garantire la sopravvivenza dei piccoli borghi aviti, «è ora» ha detto «di mettere da parte il lato folcloristico degli italiani all'estero per renderli veri ambasciatori dell'italianità».