«Un’agenda di idee per tornare competitivi»

12 Dicembre 2014

SEGUE DALLA PRIMA. L'estero non riesce a compensare l'assoluta carenza del mercato interno, ma i suoi valori tendono lentamente ad avvicinarsi a quelli esistenti prima della crisi anche se in gran...

SEGUE DALLA PRIMA. L'estero non riesce a compensare l'assoluta carenza del mercato interno, ma i suoi valori tendono lentamente ad avvicinarsi a quelli esistenti prima della crisi anche se in gran parte sono da attribuire al settore dei mezzi di trasporto che ormai incide per circa il 44% sul totale delle vendite all'estero.

Cosa fare per invertire la tendenza alla stagnazione dell'economia abruzzese? Nessuno, credo, abbia la ricetta per risollevare un sistema soffocato dalla burocrazia e dalla pressione fiscale e dove alle componenti congiunturali di crisi si aggiungono quelle di matrice strutturale. Non è neanche utile affrontare la crisi secondo un'ottica "ottimistica" o "pessimistica". Non serve cioè appellarsi a un ottimismo di maniera oppure ai buoni propositi.

Alla stessa maniera non si può dire che l'Abruzzo si trovi di fronte ad un progressivo declino tale da spingerlo all'interno dell'arretratezza meridionale.

Si tratta invece di trovare i toni interpretativi giusti in un quadro di concretezza, nella consapevolezza che molto dipenderà, da un lato, dal processo riformatore che sarà intrapreso in Italia e in Europa e, dall'altro, dalla capacità progettuale della regione nell'individuare e sostenere programmi innovativi, sulla base di una politica economica innovativa volta ai principi della selettività e della concentrazione dell'intervento.

Il punto centrale è che l'Abruzzo deve tornare a crescere ed essere competitivo e quindi non si può fare a meno di porre l'accento su un processo di ridefinizione di quello che è stato il suo più importante motore di sviluppo e di benessere, vale a dire il settore industriale.

L'industria gioca un ruolo importante nell'economia regionale per la sua elevata incidenza sul Pil e sull'occupazione e perché crea un circuito virtuoso tra domanda e offerta di servizi qualificati. Sviluppa, anche, produzioni significative nel campo dei mezzi di trasporto, della meccanica e, oggi, dell'agroalimentare.

Da questa considerazione bisogna partire per costruire una sorta di "Progetto Abruzzo 2020". Si tratta di un'agenda di idee motrici, con interventi mirati in grado di rigenerare l'economia e la sua competitività.

Una politica industriale da concepire nella sua più ampia accezione. Può significare stimolo alle grandi imprese esterne al fine di favorire la creazione di indotto con le imprese locali. Può significare azioni nel settore ambientale, nella riqualificazione urbana e nella valorizzazione del capitale naturale.

Ma, soprattutto, deve tendere al rafforzamento dei "Piccoli" e delle reti d'impresa. Un mondo che oggi opera in condizioni di sostanziale isolamento, ma dove al suo interno troviamo non pochi casi di specializzazioni intelligenti e di interessanti produzioni innovative.

In ciascuno di questi punti si può costruire una guida di interventi per un percorso virtuoso dell'Abruzzo.

Giuseppe Mauro

(economista)