Un voto, due prospettive: il dibattito approda su Rete8

Stasera alle 23 parola agli esperti con l’intervista a due volti noti di Pescara: ospiti il procuratore Bellelli e il presidente della Camera penale Galasso
PESCARA. Se ne parla tutti i giorni. O meglio, la politica ne parla tutti i giorni. Molto spesso per attaccare l’altro schieramento, meno per spiegarne i contenuti. Ma oltre lo strato delle polemiche e degli echi mediatici, il mondo degli addetti ai lavori del diritto è in prima linea per spiegare le sue ragioni rispetto al voto referendario del 22-23 marzo per la riforma della magistratura. Con Zoom-storie dal nostro tempo, in onda stasera alle 23 su Rete8, siamo andati a trovare due professionisti del diritto, due opinioni diverse sul voto che ci aiuteranno a capire le ragioni del Sì e del No. A favore della riforma firmata Carlo Nordio è l’avvocato Massimo Galasso, presidente della Camera penale di Pescara; per il fronte opposto, invece, c’è Giuseppe Bellelli, il capo della Procura della Repubblica di Pescara.
Galasso non ha dubbi: i tempi per la separazione delle carriere sono maturi. Ma sempre a patto che vogliamo «rendere questo Paese una democrazia moderna sotto il profilo della giustizia. Il nostro ordinamento prevede che il giudice sia terzo e imparziale», spiega l’avvocato, «chi lo ha scritto non lo ha fatto per ripetersi, conosceva la differenza degli aggettivi: deve essere imparziale rispetto al giudizio e terzo rispetto all’ordinamento giudiziario, quello che noi vogliamo cambiare. Al momento, ad avere il nostro stesso modello sono solo Turchia, Bulgaria e Romania: forse non proprio le democrazie a cui dobbiamo ispirarci».
Per Bellelli, però, la riforma è ben lontana da offrire all’Italia un modello di giustizia migliore. Anzi, lui la chiama «controriforma»: «Le motivazioni con cui si giustifica l’intenzione di modificare la Costituzione», attacca, «sono pretestuose rispetto a che accadrebbe in seguito all’eventuale vittoria del Sì». Quindi la separazione delle carriere è una necessità o no? «Esiste già. La separazione è stata definitivamente introdotta con una legge del 2022. Solo i magistrati di prima nomina possono cambiare funzioni una volta nella loro vita nei primi 9 anni. E devono andare fuori distretto». Poi tira fuori il dato a sostegno della sua tesi: «Oggi in Italia cambiano funzione soltanto lo 0,3 percento dei magistrati».
Insomma, conoscere a menadito l’ordinamento giudiziario non basta necessariamente ad avere la stessa idea. Secondo Galasso, però, bisogna spostare l’attenzione sui soggetti a cui questa riforma è rivolta: non i pubblici ministeri, ma i cittadini: «Sono loro i protagonisti. I magistrati ne parlano tanto, ma è all’imputato – e può accadere a tutti di esserlo – che interessa avere un giudice terzo e imparziale».
«È un falso problema, un cavallo di Troia», ribatte Bellelli, «basta guardare alle altre norme che vengono modificate da questa riforma che è contro la magistratura, contro la separazione dei poteri disegnata dai nostri costituenti. Parlo dello smembramento del Consiglio superiore della magistratura, l’organo preposto all’autogoverno del potere giudiziario che vogliono dividere in due e quindi indebolire.
E la questione delle correnti? Per Bellelli, il sorteggio è una «punizione» rispetto alle capacità di autogoverno dei pubblici ministeri. Galasso, invece, sottolinea il problema della «spartizione correntizia» delle cariche del Csm, un fenomeno a cui la riforma porrà un freno. «All’Associazione nazionale dei Magistrati sono iscritti il 98% dei pm», chiosa l’avvocato, «al suo interno è diviso in correnti, cioè “partitini” in cui si riuniscono. Ognuno fa riferimento a un’area politica: se il Csm diventa espressione della politica interna della magistratura, bisogna intervenire». E allora il Csm ha una struttura «paramafiosa» come ha detto Nordio? «Nello Stato di paramafioso non c’è nulla», risponde l’avvocato. Si dissocia. Pure lui.
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