Una laurea per sognare un futuro

1 Luglio 2014

La storia di Ottavio Catania, diventato dottore in giurisprudenza: «Così lo studio mi ha permesso di rinascere»

TERAMO. «Il vento cala e se ne va, lo stesso vento non agita due volte lo stesso ramo di ciliegio». Credo sia il più bel verso che io abbia letto durante le mie letture per dare concretezza quanto sto per scrivere. Queste parole sono state scritte da un grande poeta turco Nazim Hikmet. La vita si presenta con occasioni perfette, ma per me, durante la mia adolescenza, è stato difficile coglierle al volo considerato che, in passato, non avevo la possibilità di capirne l'importanza a causa della mia scarsa scolarizzazione. Le mie occasioni sono state "dirottate" dall'oscurità dell'ignoranza che per tanti anni ha deciso per me, proiettando il mio essere in un passato cocente; ma stranamente è proprio quel passato vissuto tra innumerevoli sbagli prima e sofferenze poi, durante la detenzione, a farmi capire che ho vissuto una vita che può essere definita come" una momentanea distorta concezione della realtà".

Paradossalmente proprio in carcere ho incontrato "quell'occasione mancata", ossia lo studio che mi ha permesso di ambire ad una vera rinascita: una scalata verso l'intelletto e una discesa verso l'anima. Chi per disgrazia finisce in questo squallido ambiente ha più che mai bisogno di crescere culturalmente ed eticamente. Lo studio mi ha permesso di stare al passo con i tempi, aprendomi nuovi orizzonti e di conoscere nuove persone che mi hanno stimolato, facendo emergere la parte migliore di me. Lo studio mi ha permesso soprattutto di pianificare il mio futuro, che auspico sia migliore. In un luogo come il carcere dove la carenza di spazio è compensata da un'abbondanza di tempo, tale compensazione deve essere un fattore di equilibrio e di recupero sulla via del reinserimento; pertanto l'unico strumento idoneo è la cultura. Attraverso la cultura ho posto le basi per una nuova coscienza o meglio per una nuova consapevolezza della mia "prossima vita", unitamente alla mia cara famiglia, quale fonte primaria del mio cambiamento. Tutto questo mi ha permesso di smuovere la mia etica quale fondamento primario per un nuovo percorso, ovvero una nuova vita, sobria, fondata sulla dignità, sull'essere e non sull'avere. Ma è importante sottolineare anche che in un luogo come il carcere, che ha avuto un'evoluzione nella nuova concezione sociale e costituzionale, la mancanza di opportunità e stimoli legata spesso ad inadeguatezza strutturale, snatura la vera funzione della pena, facendo ritornare la vecchia concezione del carcere come luogo di segregazione. La pena così vissuta comporta un'angoscia perenne dove l'uomo incontra il mal di vivere a causa del forzato e talvolta crudele distacco dai propri cari, causa di drammatiche conseguenze che lasciano segni indelebili. Io mi reputo una persona fortunata perché durante tutti questi anni ho avuto sempre il conforto dei miei cari e l'appoggio di persone capaci di comprendermi al di là di ogni stupido pregiudizio fondato su congetture prive di fondamento. La prova che esistono persone capaci di andare oltre il fascicolo del detenuto è stata per me la constatazione di oltre quaranta persone che hanno assistito alla discussione della mia tesi di laurea. Il giorno della mia laurea è stato il quarto giorno più bello della mia vita: per qualsiasi ragione chimica o fisica quel " vento " descritto da Hikmet si è fermato nello spazio per poi sfiorare quel ramo di ciliegio che mi ha permesso di cogliere quell'occasione perduta in precedenza. Ma soprattutto in quell'occasione mi sono sentito adottato da tutti coloro che erano presenti, pertanto li ringrazio immensamente.

Alla prossima laurea…….

Ottavio Catania

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