Una pensione più ricca con la casa di proprietà

5 Febbraio 2016

Funziona così il prestito vitalizio. Dall’età di 60 anni si può chiedere un mutuo, non pagare le rate e lasciare agli eredi la scelta tra riscatto o vendita

PESCARA. Il prestito ipotecario vitalizio è una delle novità fiscali del 2016. Si tratta di uno strumento che si candida a essere un’alternativa più sicura alla classica vendita della casa in «nuda proprietà», da sfruttare nei casi in cui il proprietario abbia bisogno di contanti.

Con il prestito immobiliare si monetizza, attraverso una banca, parte del valore della casa (dal 15% al 50% in base all’età del proprietario) e si incassano subito i soldi. In pratica si chiede un mutuo restando proprietari della casa.

Il proprietario a quel punto ha tre possibilità: può restituire il mutuo a rate con gli interessi (che però saranno superiori a quelli del mutuo casa); può estinguere il mutuo in qualsiasi momento; o può decidere di non pagare nulla, di utilizzare i soldi per le sue necessità e di lasciare agli eredi la decisione sul da farsi.

Gli eredi potranno infatti scegliere entro 12 mesi se tenersi la casa restituendo il prestito alla banca con gli interessi, oppure se vendere l'immobile ipotecato intascando la differenza rispetto a quanto dovuto alla banca. La legge stabilisce inoltre che se il ricavato della vendita (a prezzo di mercato secondo procedure indicate da un perito dell’istituto di credito) sarà inferiore al prestito gli eredi non dovranno rifondere nulla alla banca.

Requisiti. La nuova normativa ha allargato la platea dei possibili interessati abbassando l’età d’ingresso. Per accedere al prestito ipotecario vitalizio bisogna avere almeno 60 anni invece dei 65. Sotto il profilo fiscale la nuova norma conferma l’applicazione dell’imposta sostitutiva agevolata dello 0,25%.

Coniugi. Il legislatore ha anche previsto che se chi chiede il finanziamento è coniugato o convivente more uxorio da almeno cinque anni, e entrambi risiedano nella casa, il contratto deve essere sottoscritto da entrambi anche se l’appartamento è di proprietà di uno solo di essi. Unica condizione indispensabile è che entrambi abbiamo compiuto 60 anni prima di firmare il contratto: in questo modo il credito si estingue solo dopo la morte di entrambi i coniugi o i conviventi.

A chi conviene? Questa forma di finanziamento conviene certamente a chi non ha eredi, perché può godersi il prestito, avere la certezza di restare proprietario della casa fino alla morte e disinteressarsi del debito e degli interessi, destinando di fatto l’immobile alla banca. Chi ha eredi deve calcolare bene la crescita del debito attraverso gli interessi, tenendo conto che il capitale da restituire dopo 10 o 15 anni può essere fino al doppio di quello preso in prestito, ma, come detto, mai superiore al reale valore della casa.

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