Vigna sulla necropoli Il Consiglio di Stato dà ragione a Pasetti

PESCARA . Su quel terreno di 16mila quadrati, situato a Capestrano, l’ex Soprintendenza per i beni archeologici aveva apposto un vincolo, perché vi erano state rinvenute 56 sepolture intatte,...
PESCARA . Su quel terreno di 16mila quadrati, situato a Capestrano, l’ex Soprintendenza per i beni archeologici aveva apposto un vincolo, perché vi erano state rinvenute 56 sepolture intatte, riferibili all’Età del Ferro, alcuni ambienti di epoca romana, forse appartenenti a una villa, e altre sepolture di epoca medievale. Ora sarà possibile impiantarci un vigneto. A conclusione di una lunga battaglia legale la sesta sezione del Consiglio di Stato, infatti, ha accolto il ricorso presentato dall’imprenditore agricolo Domenico Pasetti, (rappresentato dall’avvocato Marcello Russo) e annullato il vincolo archeologico sull’area, ribaltando completamente la sentenza di primo grado emessa nel 2013 dal Tar Abruzzo.
Allo stato attuale, e alla luce degli approfondimenti istruttori chiesti agli uffici del Ministero dei beni culturali, infatti, «è impossibile stabilire se siano presenti e dove siano collocate aree prive di tombe del I millennio a.C., e distinguere puntualmente», scrivono i giudici di Palazzo Spada, «la loro attribuzione alle diverse classi tipologiche attestate nelle necropoli di Capestrano». Solo uno scavo completo, si legge nella sentenza emessa lo scorso 8 maggio, avrebbe potuto chiarire l’effettiva presenza, e la relativa importanza, delle testimonianze archeologiche eventualmente celate nel sottosuolo. Scavi che, naturalmente, non sono mai stati eseguiti per mancanza di fondi. «All’esito dell'integrazione istruttoria (chiesta nel luglio del 2016, ndr), è emersa», si legge ancora in atti, «l’assenza della precisa individuazione di reperti nell’area di cui si discute, nonché l’insufficiente giustificazione del provvedimento impositivo del vincolo esteso ai terreni di proprietà, senza la specifica verifica dell’adozione di provvedimenti meno invasivi, quali, ad esempio, il trasferimento dei reperti». Pasetti aveva acquistato quel terreno nel 2010 da un contadino , proprio per impiantarvi un vigneto. Sia l’acquirente, sia il venditore, erano all’oscuro della presenza della necropoli.
A distanza di pochi mesi la Sovrintendenza comunicò che nel 2003 quel terreno era stato identificato come area sepolcrale con tombe a fossa. Con il consenso del proprietario, sull’area furono condotti degli scavi che portarono alla scoperta di sepolture dell’Età del Ferro e degli altri reperti.
Il Ministero è stato anche condannato a pagare 7mila euro per le spese di lite.

