Zafferano “di montagna” La sfida di Pizzoferrato

Coltivazione a 1.300 metri: una sinergia tra Comune, Università, Parco Maiella e produttori. Il sindaco Fagnilli: «Si può creare ricchezza legata al territorio»
PIZZOFERRATO. Zafferano di montagna, questa è la scommessa sulla quale puntano il Comune, la cooperativa di comunità Ajavdé, il Parco Nazionale della Majella, l’università D’Annunzio, la Regione e la Paz, l’associazione produttori zafferano. Si tratta di una sperimentazione, iniziata lo scorso novembre, per verificare se la coltivazione dello zafferano, ritenuta possibile fino ai 900 metri sul livello del mare sia possibile anche in montagna, Pizzoferrato è a 1.300 metri. Dalle prime indiscrezioni, i risultati sperimentali saranno resi noti il prossimo 21 marzo, i risultati sono ottimi. Lo “zafferaneto” è stato impiantato utilizzando il metodo “Franco Ballone”. L’innovazione dello zafferano di Pizzoferrato è di essere coltivato su un modulo sopraelevato, dove la gestione e raccolta viene svolta in posizione eretta, con un risparmio di lavoro del 60% e con una densità di bulbi maggiore. Infatti essa consente una produzione aumentata di quattro volte nei confronti della coltivazione tradizionale a terra su campo aperto.
A novembre, al momento dell'impianto, sono state coinvolte anche le scuole. Il campo di Pizzoferrato è il quarto esistente in Italia, dopo quelli ubicati in Lombardia, Lazio e Sicilia. Il risultato delle analisi di laboratorio ha evidenziato la qualità eccellente dello zafferano di montagna dei Monti Pizzi, ambiente caratterizzato da un peculiare microclima. «Questa produzione, del così detto oro d’Abruzzo» afferma il sindaco Palmerino Fagnilli «si colloca accanto, al prodotto principe del luogo, la patata di montagna e agli altri come la genziana, fagioli, lenticchie e piccoli frutti, a cui la cooperativa di comunità Ajavdè sta lavorando. L’esperimento si sviluppa non in una visione naïf del territorio, ma in una prospettiva di rilancio e di sviluppo ecocompatibile del sistema economico di produzione delle zone interne per la valorizzazione delle risorse disponibili». La cooperativa Ajavdè, “devo vedere”, è la prima cooperativa di comunità abruzzese ed è nata a gennaio del 2017.
Si tratta un’auto-organizzazione di cittadini in risposta ai loro bisogni. Presidente del sodalizio è Romeo Casciato, primi soci sono il parroco don Vincenzo e il sindaco Fagnilli; i soci però, secondo le disposizioni legislative, devono essere almeno il 10% della popolazione. Lenticchie, fagioli “suocera e nuova” e quelli “40 giorni”, patate rosse e bianche, genziana, nocciole, cipolle, miele, oltre che salumi e formaggi, la cooperativa gestisce queste produzioni con un marchio; i produttori conservano una parte del raccolto per le proprie esigenze e un'altra parte darla alla cooperativa. I prezzi sono concordati dagli stessi produttori. La speranza è che la prossima produzione possa essere anche quella dello zafferano. «Vogliamo dimostrare» conclude Fagnilli «che si può realizzare una nuova economia creando ricchezza legata al territorio».

