Zona franca per i borghi dell’Appennino

La proposta lanciata durante il convegno collegato agli eventi 2018 della Festa di San Domenico Abate del 1° maggio
COCULLO . Una “zona franca”, con agevolazioni fiscali per imprese e famiglie che hanno scelto di vivere, e lavorare, nei piccoli borghi dell’Appennino. Luoghi incantati, ma difficili, che rischiano di morire a causa dello spopolamento e a rischio estinzione per lo spopolamento e le calamità naturali.
Una sorta di nuovo “Piano Marshall”, così lo definiscono gli ideatori, per la salvaguardia dei piccoli centri dell’Appennino. Le linee guida sono contenute nel documento conclusivo del convegno che si è svolto ieri a Cocullo, uno degli eventi collegati all’edizione 2018 della festa di san Domenico Abate e al Rito dei Serpari che si terrà nel centro peligno martedì 1° maggio.
Il documento ora sarà sottoposto all’attenzione dei Consigli comunali delle aree interessate, tutte a rischio abbandono, che dovranno esaminarlo e approvarlo. Sono diversi i punti fondanti della proposta: il primo, è quello della salvaguardia delle tradizioni e del patrimonio culturale materiale e immateriale del territorio montano attraverso provvedimenti legislativi speciali, pensati proprio per i territori a rischio marginalità.
La seconda proposta riguarda il miglioramento, e in qualche caso addirittura il ripristino della viabilità ordinaria, elemento fondamentale per il turismo, ma anche per assicurare a che ha scelto di impegnarsi per non far morire la montagna di avere accesso ai servizi, molte volte lontani decine e decine di chilometri.
L’opera di promozione del territorio, naturalmente, non può prescindere dall’ambiente e l’enogastronomia.
L’evento è stato organizzato dal Comune di Cocullo, in collaborazione con l’Anci nazionale e regionale, con i comuni della rete della devozione a San Domenico Abate, con la Pro Loco e l’Associazione Di Nola di Cocullo.
Nutrita la pattuglia della delegazione Anci: Lazio, Abruzzo, Marche, Umbria, Molise e Campania; il presidente nazionale dei piccoli comuni, Massimo Castelli, il presidente abruzzese Luciano La Penna e il responsabile nazionale del settore cultura, Vincenzo Santoro. «Dall’Associazione nazionale comuni italiani», ha detto il presidente Castelli , «viene da oggi, con una collaborazione concreta, il supporto alla candidatura di Cocullo e della devozione a San Domenico Abate a patrimonio dell’Unesco, un elemento utile a tutti i piccoli centri italiani per portare alla luce un problema, quello dello spopolamento, e il rischio della perdita di un immenso patrimonio storico ed artistico, che è identitario per un intero pezzo d’Italia. Il governo», ha aggiunto Castelli, «ha già messo una pietra importante con la Legge sui Borghi del 2017. Ora quella legge va applicata». Ad ascoltarlo i parlamentari Stefania Pezzopane e Luigi D’Eramo; il consigliere regionale, Andrea Gerosolimo; il direttore del settore cultura della regione, Francesco Di Filippo; il presidente del Pnalm, Antonio Carrara. Non sono mancati interventi di uomini e donne di cultura, prevalentemente antropologi (Lia Giancristofaro, Valentina Zingari, Omerita Ranalli) ed erpetologi (Ernesto Filippi), a testimonianza della grande attrattiva che l’evento di Cocullo e il mistero che nasconde, esercitano.
Da domani prende il via il “Cammino di San Domenico Abate” che collegherà, attraverso 5 tappe, gli eventi maggiori della devozione a San Domenico: Villalago, Cocullo e Pretoro, dove domenica 6 maggio avrà luogo la rievocazione del “Miracolo del Lupo”. (c.r.)

