Longyearbyen: ecco la città dove non si può nascere nè morire

Tre settimane prima della data presunta del parto le donne devono raggiungere gli ospedali della terraferma, mentre non è possibile seppellire cadaveri perchè il permafrost impedisce la decomposizione
A Longyearbyen, in Norvegia, la città più popolosa delle isole Svalbard (2.144 abitanti) e il centro abitato più a nord della Terra, è vietato sia nascere che morire.
Si può morire ma non si può scegliere di restare qui per l’eternità. Il luogo è incantevole e silenzioso, quindi perfetto per godersi la pace eterna, ma assolutamente inadatto allo scopo a causa di un terreno perennemente ghiacciato chiamato permafrost che impedisce la corretta decomposizione del corpo. Longyearbyen ha comunque un piccolo cimitero dove gli ultimi cadaveri sono stati sepolti settantanni fa. Anche nascere alle Svalbard è pressoché impossibile e, se ciò dovesse avvenire, sarebbe solo un caso fortuito. Effettivamente è accaduto in pochissimi casi. Di norma le donne in gravidanza devono abbandonare l’isola per recarsi a partorire sulla terraferma circa tre settimane prima della data prevista del parto. Il piccolo ospedale di Longyearbyen non ha neppure un reparto attrezzato per l’occasione. Ecco quindi che è molto raro incontrare qualcuno che sia realmente originario delle Svalbard. Non ci sono nativi, forse solo un paio.

