Alitalia, Camusso: «Hanno fallito i manager, non il sindacato»

27 Aprile 2017

Sulla stessa linea Renzi: «Aziende che sembravano morte e decotte sono ripartite, vedi Fiat e Fs». Lufthansa sarebbe interessata a rilevare la compagnia, ma a costo zero

ROMA. «Secondo molti nostri detrattori e alcuni distratti osservatori, il voto in Alitalia sarebbe stato una sconfitta del sindacato che ora dovrebbe fare una seria autocritica. Una ricostruzione di comodo utile a coprire semplici verità: le responsabilità del management che ha gestito male, se non malissimo l’azienda; l’inadeguatezza dell’ennesimo piano industriale fatto di tagli senza investimenti e senza idee; il vuoto decisionismo degli azionisti che pretendevano dai lavoratori un prendere o lasciare a prescindere; l’azione del sindacato che ha cercato di ridurre il più possibile il costo scaricato sui lavoratori e il necessario coinvolgimento. La nostra responsabilità è stata provare a salvare un’azienda e migliaia di occupati mettendoci in gioco in una trattativa imposta, in tempi limitati e in una situazione di emergenza». Lo scrive Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, in una lettera a La Stampa. E prosegue: «Quel che è certo è che nessuno dei sindacalisti seduti a quel tavolo ha mai condiviso il piano proposto dall’azienda. Al contrario abbiamo sempre evidenziato, in modo esplicito e trasparente, la sua inadeguatezza e la necessità di modifiche. In questi giorni molte sono state le ipocrisie e l’opportunismo di alcune posizioni di imprenditori e politici. Il presidente di Confindustria, ad esempio, ha contestato l’utilizzo di soldi pubblici per Alitalia, azienda privata. Voci che non abbiamo sentito quando si è trattato di discutere di Ires, Imp, ammortamenti, super ammortamenti, decontribuzioni, defiscalizzazioni e neppure per i soldi pubblici che gli enti locali stanziano per le compagnie low cost. Nulla anche dal Campidoglio. Eppure a Roma si concentrano molte delle vertenze aperte con gravi problemi occupazionali. Sky, Almaviva, Alitalia, Telecom per citare quelle più note. Dal movimento che esprime il sindaco di Roma un silenzio glaciale rotto solo, a trattativa conclusa, dalle accuse al sindacato. I lavoratori hanno espresso un chiaro No. Hanno dichiarato di non credere in quel management e in quel piano. Tante le componenti che si sono sommate: sfiducia, rabbia, diffidenza, anche l’idea che era meglio una morte rapida a una lenta agonia, in alcuni forse la convinzione che Alitalia non si sarebbe mai potuta chiudere. Quel voto va comunque rispettato e non solo per la democrazia (difficile) che in esso si esprime. L’alternativa era decidere sulle loro teste a prescindere dal loro coinvolgimento oltre ai problemi di rappresentanza. Ma sarebbe stato possibile gestire quell’azienda in quelle condizioni senza il consenso dei lavoratori?».

Critico con i manager lo stesso Matteo Renzi: «Il fallimento evidente del management deve far riflettere, se uno sbaglia bisogna che paghi perchè il progetto deve stare in piedi. Ci sono aziende che sembrano morte e decotte, decrepite che poi ripartono, vedi la Fiat, tanto di cappello a Marchionne o Fs che è un modello di eccellenza». Così Renzi in una intervista a Rtl. «È una vicenda molto complicata - sostiene l'ex premier - Alitalia soffre da 20 anni, da noi è stata gestita meno perché Etihad è stata una scelta del governo precedente. Ora dobbiamo sostenere il lavoro del governo e dopo il 30 il Pd farà una proposta che tenga insieme tre temi: ci sono migliaia di famiglie anche nell'indotto, che non sono più privilegiate e non si può far finta di niente. Non vanno messi altri soldi pubblici ma la questione va affrontata. Ci sono poi tratte italiane che servono all'economia e al turismo e poi serve un progetto paese che riguardi il sud».

Intanto un primo sondaggio da parte di Lufthansa è già arrivato. Con due punti fermi. Il primo è che la compagnia tedesca sarebbe interessata a rilevare Alitalia, ma solo dopo il fallimento. Prendendola a costo zero. Il secondo è che si farebbe carico solo di un pezzo della compagnia. Gli aerei di proprietà sono soltanto un terzo dei 120 al momento in dotazione. E potrebbero prendere tutti la via della Germania. Mentre per il personale, Lufthansa sarebbe disponibile a farsi carico al massimo di un quarto dei dipendenti: 3 mila su 12 mila. La compagnia tedesca non commenta le indiscrezioni. Nemmeno il governo italiano.