Carceri, in troppi dietro le sbarre. A Teramo la maglia nera

18 Marzo 2026

Quasi 2.300 detenuti in regione, ma la capacità massima complessiva è 1.800. Ecco tutti i dati

PESCARA. Si salva solo il carcere di Vasto: è l’unico, tra gli otto penitenziari d’Abruzzo (escludendo l’istituto dell’Aquila, dove sono trattenuti i detenuti in regime di 41-bis ) in cui non si registra sovraffollamento. Un problema endemico a livello nazionale a cui la nostra regione non fa eccezione: anche qui il numero di detenuti supera sistematicamente la capienza massima delle strutture.

I dati sul 2025 evidenziano due case circondariali in cui la situazione è particolarmente problematica. La prima è l’istituto San Donato di Pescara: a fronte di 276 posti letto, sono ospitati 400 detenuti; l’altro è il penitenziario di Teramo, dove il quadro appare ancora più grave: 255 posti letto e ben 460 persone dietro le stesse sbarre. Il penitenziario con il più alto numero di persone trattenute, invece, è quello di Sulmona. Ben 608 persone a fronte di una capienza consentita di 523.

Queste le criticità in numeri assoluti. A livello percentuale, invece, è il carcere di Chieti a registrare il picco di sovraffollamento, con quasi il 100%: a fronte di una capienza regolamentare di 79 posti, ospita 146 detenuti. L’istituto penitenziario teatino è anche tra le tre strutture abruzzesi che ospitano detenuti donne (34) insieme a quello di Teramo (48) e dell’Aquila (10). I dati mostrano anche una distribuzione disomogenea degli stranieri nella regione. In totale sono 472, ma la stragrande maggioranza è divisa tra Teramo (201) e Pescara (137).

Che la situazione delle carceri abruzzesi sia problematica non è un tabù. All’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario era stato il presidente vicario della Corte di Appello, Fabrizio Riga, ad accendere un faro sul tema. La sua relazione scandaglia le varie problematiche rilevate negli istituti di pena abruzzesi. Il sovraffollamento, spesso, è solo la punta dell’iceberg. Un esempio è il sottodimensionamento degli agenti penitenziari, il contraltare degli istituti che soffrono di problemi di capienza. La criticità è particolarmente evidente a Teramo, dove – si legge nel documento – la carenza di personale è di circa il 25%.

Il capitolo più corposo della relazione è però dedicato al carcere dell’Aquila. Qui il problema del sovraffollamento non esisterebbe. In teoria. In pratica è più complesso, perché l’istituto è tra quelli con la maggior concentrazione di detenuti al 41-bis. «La casa circondariale aquilana difetta di un’organizzazione strutturale idonea allo scopo», si legge, «dal momento che al suo interno sono comprese sezioni destinate ad accogliere un numero di detenuti ben superiore a quello massimo che compone i singoli gruppi di socialità. Di conseguenza, non è infrequente l’allocazione di tali gruppi all’interno dello stesso ambiente, con l’effetto che spesso i ristretti che non dovrebbero avere tra loro contatti, sono, di fatto, allocati in celle che affacciano sullo stesso corridoio, con conseguente assoluta promiscuità in sezione di gruppi di socialità che dovrebbero, invece, essere tra loro “impermeabili”».

Proprio in quanto non idonea allo scopo, il carcere dell’Aquila è stato soggetto a modifiche per «parcellizzare in gruppi molto piccoli i detenuti» sottoposti al 41-bis. Il risultato è stato restringere in spazi «strettissimi» le aree a disposizione dei detenuti, precludendo «un’effettiva possibilità di sano movimento a soggetti che, peraltro, vedono limitata ad una sola ora al giorno la possibilità di permanere all’esterno. Tale criticità è stata da tempo vanamente segnalata all’Amministrazione», aggiunge la relazione, «prospettando la possibilità – con lavori di modesto impegno economico – di accorpare alcune di tali aree».

Insomma, tra sovraffollamento, inidoneità delle strutture e mancanza di personale, la situazione delle carceri abruzzesi appare molto complessa. E prende forma nelle 207 segnalazioni inoltrate, solo nel 2025, alla Garante regionale per i detenuti Monia Scalera. La maggior parte arriva dal penitenziario di Chieti (61), seguito da Sulmona (36), L’Aquila (28), Lanciano (27) e Pescara (21). Tante le segnalazioni che riguardano l’accesso alle cure sanitarie, le relazioni con l’amministrazione penitenziaria, il trasferimento in altri istituti, l’accesso a misure alternative e al reinserimento sociale. La cartina di tornasole della vita dei detenuti in Abruzzo.

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