Giubilei: «Giusto togliere i sussidi, i maranza devono pagare»

26 Ottobre 2026

Il Leader di Nazione Futura analizza l’ondata di violenza che minaccia l’Italia:

«Se un 17enne distrugge una vetrina e ruba della merce deve risarcire il danno»

PESCARA

«La vittima non è il ragazzino incappucciato che va a sfasciare un negozio, ma il commerciante che subisce il saccheggio». Francesco Giubilei, editore, saggista e presidente del movimento di idee Nazione Futura, non ha dubbi nell’individuare da che parte stare di fronte alle violenze dei cosiddetti maranza. E all’indomani del sabato di allerta vissuto a Pescara, con i commercianti pronti ad abbassare le serrande e il centro presidiato dalle forze dell’ordine, interviene sul fenomeno che sta interessando diverse città italiane. Secondo Giubilei, il mancato svolgimento della protesta annunciata in Abruzzo è soprattutto «il risultato della risposta dello Stato».

Giubilei, che cosa spinge ragazzi così giovani a minacciare di devastare una città?

«C’è innanzitutto il tema dell’immigrazione di seconda generazione. Non è un caso che quasi la metà degli arrestati a Milano per i fatti del 17 ottobre sia di origine straniera, così come non è un caso che l’ideatore della chat del Movimento 17 ottobre sia un marocchino di seconda generazione. Esiste un problema di mancata integrazione anche perché talvolta alcune persone non vogliono integrarsi. A questo si aggiunge lo sradicamento delle nuove generazioni a causa dei social network».

Alle manifestazioni, però, hanno partecipato anche molti ragazzi italiani. E alcuni hanno dichiarato di aver scelto la violenza perché ritengono che sia l’unico modo per essere ascoltati dallo Stato.

«È vero, non ci sono soltanto stranieri, ma bisogna guardare anche alle percentuali e considerare che ogni territorio ha caratteristiche diverse. Pescara, essendo una città del Centro-Sud, presenta numeri differenti rispetto alle grandi città del Nord. Non è un caso che le proteste più violente si siano verificate a Milano, Torino o Bologna, dove il fenomeno dell’immigrazione è più consistente».

C’è anche chi sostiene che l’attenzione mediatica riservata ai saccheggi e alle vetrine distrutte rischi di mettere in secondo piano le ragioni sociali della protesta. Che cosa ne pensa?

«Il punto fondamentale è non confondere le vittime con i carnefici. La vittima, in questa vicenda, non è il ragazzino incappucciato che va a sfasciare un negozio, ma il commerciante che subisce il saccheggio. Non sono state colpite soltanto le grandi catene internazionali, ma sono stati distrutti tanti piccoli negozi. Parliamo di persone che lavorano, pagano le tasse, rispettano le regole e ogni mattina alzano la saracinesca, spesso affrontando grandi difficoltà anche per arrivare alla fine del mese».

Ieri sono circolati diversi video che mostrano interventi molto duri delle forze dell’ordine durante alcune manifestazioni. In questo caso la violenza è giustificata?

«La polizia si trova a operare in contesti molto complessi, con regole d’ingaggio che spesso non tutelano le stesse forze dell’ordine. L’utilizzo dei manganelli e le cariche rappresentano misure estreme, alle quali si arriva quando ci sono comportamenti violenti reiterati nei confronti degli agenti. Se una persona si presenta incappucciata e inizia a lanciare oggetti, è giusto che le forze dell’ordine reagiscano. Il problema, ancora una volta, è il modo in cui si scende in piazza».

Lei si è dichiarato favorevole alla proposta di togliere i sussidi alle famiglie dei maranza che commettono reati. Può spiegare la sua posizione?

«Esiste già nel nostro codice civile il principio della responsabilità dei genitori per i danni causati dai figli minori. Si tratta quindi di richiamare le famiglie a una responsabilità anche economica rispetto ai comportamenti dei propri figli».

Ma privare una famiglia di un sostegno economico non rischia di aggravare proprio quelle condizioni di marginalità sociale che possono alimentare la rabbia di questi ragazzi?

«Se un 17enne va incappucciato in un negozio, distrugge una vetrina e ruba la merce, chi risarcisce il commerciante dei danni subiti? Oppure, in un caso ancora più grave, se accoltella un proprio coetaneo, chi risarcisce i danni anche fisici? Non ci si può nascondere dietro il fatto che l’autore sia minorenne. Le problematiche denunciate da questi gruppi le hanno anche i commercianti e i lavoratori: anche loro faticano ad arrivare alla fine del mese ma rispettano le regole».

Che cosa servirebbe oltre alla repressione?

«Una delle critiche che vengono mosse più spesso è che negli ultimi anni siano state introdotte nuove pene attraverso i diversi decreti sicurezza. Questo è vero, ma è altrettanto vero che, nel giro di appena due o tre anni, stiamo assistendo a fenomeni inediti. Quello che è successo a Milano la scorsa settimana non era mai accaduto in Italia con quelle modalità, con gruppi apparentemente slegati tra loro e la presenza di tanti minorenni. Di fronte a nuove modalità di protesta, il legislatore deve prevedere nuove modalità di risposta».

Ritiene, quindi, che sia necessario potenziare le politiche di integrazione?

«Io penso che l’Italia, il popolo italiano e il nostro sistema siano molto accoglienti nei confronti degli stranieri. Il problema si pone quando una parte degli immigrati evidentemente non vuole integrarsi. E a mio avviso, il problema principale è legato all’Islam, perché esiste una componente di stranieri di fede islamica che sostiene posizioni fondamentaliste o radicali»