la destra avanza

Il voto tedesco e il dibattito con Monti. Quella lezione AFD per gestire Vannacci

8 Settembre 2026

Il successo, previsto ma comunque sconvolgente, di AfD alle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt ci costringe ad affrontare un dibattito rimandato troppo a lungo: come dobbiamo gestire questi partiti estremisti, illiberali e neonazisti che attentano alle nostre democrazie?

Il successo, previsto ma comunque sconvolgente, di AfD alle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt ci costringe ad affrontare un dibattito rimandato troppo a lungo: come dobbiamo gestire questi partiti estremisti, illiberali e neonazisti che attentano alle nostre democrazie?

In Germania hanno i neonazisti di AfD, in Italia abbiamo il generale Roberto Vannacci con Futuro Nazionale.

Da anni il dibattito tedesco è polarizzato tra chi pensa che il compito della democrazia sia accettare, inglobare ed educare anche i soggetti più incompatibili, e dall’altra chi pensa che AfD sia una minaccia esistenziale per la Germania così come la conosciamo. E vada fermata con gli strumenti della legge e dell’ordine pubblico, non soltanto sconfitta alle elezioni.

Non è una logica bizzarra: il perimetro delle nostre democrazie liberali è definito. Non sarebbe ammissibile un partito delle Brigate Rosse, un partito della mafia o un partito dei terroristi islamisti.

Dunque, che fare con Vannacci? La domanda è diventata più urgente dopo il suo invito all’evento annuale di The European House Ambrosetti sul lago di Como, dove il generale si è confrontato con il senatore a vita Mario Monti.

Social e giornali ospitano tre posizioni:

1) ha stravinto Monti, perché si è dimostrato più serio ed efficace

2) Vannacci ha vinto per il solo fatto di essere lì

3) la performance migliore di Monti e la sua sintonia con una platea di establishment è esattamente il risultato che legittima la destra antisistema, visto che risulta l’unica alternativa al partito unico del mainstream.

La scelta di Ambrosetti di invitare Vannacci è ovviamente sospettabile di paraculismo: nel caso Vannacci diventi il personaggio decisivo della prossima legislatura, meglio creare un canale di contatto e avere un piccolo credito di legittimazione da riscuotere.

Però, va dato atto agli organizzatori che non hanno invitato Vannacci a un dibattito sulla remigrazione. Dunque, è stata una delle rarissime apparizioni pubbliche nelle quali l’europarlamentare un tempo leghista non ha potuto ripetere i suoi deliri storici su longobardi, purezze etniche, cristianità contaminate, necessità di meritarsi la permanenza in patria.

Talk show, opinionisti e avversari trattano Futuro Nazionale come un partito one-issue, cioè con un solo argomento in programma: la deportazione forzata di migranti irregolari o comunque sgraditi. E chiedono conto a Vannacci soltanto degli ostacoli legali e operativi nel realizzare la pulizia etnica che invoca.

Ma questo è un errore di lettura e, al contempo, un errore tattico.

Futuro Nazionale non è un partito one-issue: è una forza che ha l’ambizione, la velleità, ma forse perfino il potenziale di diventare maggioritaria. Non ridete, Fratelli d’Italia quando aveva posizioni simili stava al 3 per cento, Vannacci sopra il 7. E i risultati di AfD dovrebbero togliervi ogni tentazione di sottovalutare quello che sta succedendo.

Vannacci, questa estate, ha pubblicato uno sterminato programma che pochi – a parte Mario Monti – hanno letto. Un programma complessivo, che parla di tutto, dall’Europa alla sanità all’economia. E, come giustamente ha osservato Monti, la gran parte delle proposte di Vannacci sono incompatibili con la Costituzione italiana, con la legislazione europea e con la permanenza all’interno della moneta unica.

Nel suo intervento a Cernobbio, Vannacci ha iniziato la sua storia dell’integrazione europea dal trattato di Maastricht, nel 1992. Come gli ha fatto notare Monti, eliminare dalla storia europea le premesse e le ragioni del progetto comunitario – cioè bandire la guerra dal continente – è una omissione un po’ singolare.

O meglio, soltanto se si elimina quasi tutta la storia del Novecento si può ridurre l’UE a un insieme di regole per costruire il mercato comune e diffondere concorrenza e austerità.

Appena Vannacci parla di argomenti sui quali non può nascondersi dietro qualche aneddoto impreciso di storia romana, dimostra la sua totale incapacità di stare sullo stesso piano di interlocutori informati.

Giusto un esempio: a Cernobbio Vannacci ha detto che un aumento dei contributi degli Stati membri al bilancio comunitario determinerebbe una patrimoniale sui cittadini. Una affermazione così bizzarra che basterebbe a squalificarlo: proprio un sovranista dovrebbe sapere che le scelte in materia fiscale sono per la quasi totalità escluse dall’azione dell’Unione europea. Dunque, al massimo gli Stati possono decidere quanto contribuire, ma poi ogni singolo membro stabilirà dove e come trovare le risorse.

Insomma, il vero merito del dibattito Vannacci-Monti è stato dimostrare che appena si affronta un sovranista sul terreno della realtà, il sovranista si sgretola.

Questo è sufficiente?

Se fossimo nell’Ottocento sì. Cioè se a decidere l’esito delle elezioni fosse una ristretta minoranza che legge tre o quattro giornali al giorno e ascolta con passione i dibattiti politici, la corsa di Vannacci sarebbe destinata a finire presto.

Ma siamo nel ventunesimo secolo, c’è il suffragio universale e il dibattito pubblico è frammentato in una serie di bolle controllate da soggetti che hanno un’agenda politica. E ormai la RAI, con tutto il rispetto per Report, è quasi l’ultimo dei problemi, quando la maggioranza delle persone si informa su social media che mostrano contenuti sulla base di algoritmi non trasparenti.

Dunque, non si può confidare soltanto sul buonsenso per fermare Vannacci.

Monti ha indicato una via, quella di spingerlo fuori dalla sua comfort zone e affrontarlo con le armi della competenza e dell’ironia invece che con l’indignazione.

Ma non è detto che sia sufficiente. In Germania per valutare la compatibilità democratica di AfD si sono mossi i servizi segreti, si sono mobilitati giuristi e perfino magistrati, si è attivata la società civile. Non è bastato, non basterà. Ma è qualcosa.

Per fermare queste destre bisogna ricorrere a ogni strumento disponibile. Pacifico, certo, ma fermo.

I partiti anti-democratici vanno messi fuorilegge? E se chi dovrebbe attivare le verifiche sulla loro compatibilità con la sicurezza nazionale è anche alleato degli estremisti? Possono intervenire magistrati e Corti costituzionali senza un supporto popolare?

La verità è che se noi che consideriamo quelli come Vannacci un pericolo democratico ci limiteremo ad aspettare che vengano sconfitti alle urne, o peggio che si sgonfino dopo aver provato a governare, ci renderemo complici.

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