La pericolosa schedatura di chi dice no alla riforma della giustizia

17 Febbraio 2026

Quella annunciata è una liberticida lista di proscrizione. Nordio ha preso come maestri gli allegri gentiluomini dell’Ice

PESCARA. E così siamo arrivati alla schedatura, alla liberticida lista di proscrizione annunciata ieri dal Governo per i magistrati che non approvano la Riforma e il quesito referendario. Confesso che sono rimasto per un attimo incredulo quando in redazione abbiamo appreso di questa ultima trovata del ministro Carlo Nordio. Poi abbiamo letto queste frasi e abbiamo capito che il ministro non scherzava: «Sottopongo alle vostre valutazioni», scrive il ministro per mano della sua capo di gabinetto all’associazione magistrati, «l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato “Giusto dire NO”.

All’interno del giornale troverete il testo integrale di questa incredibile lettera, ma vi preannuncio la tesi davvero fantascientifica del ministro Nordio: secondo il numero uno di via Arenula, infatti, se un magistrato finanzia il comitato, si trova in «conflitto di interesse» con altri finanziatori non togati. Il motivo? Secondo il ministro, siccome il comitato per il No è promosso anche dall’Anm, si «crea un potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm», sostiene Nordio, «e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’Anm». La tesi è a dir poco demenziale: ma se mai qualcuno dovesse assumerla come plausibile, non si capisce perché dovrebbe valere solo per chi finanzia il comitato del No, visto che anche chi finanzia il Sì finirebbe in potenziale conflitto di interesse con tutti i magistrati che hanno sostenuto e sostengono il Sì.

Ma, evidentemente, in via Arenula hanno perso ogni bussola, perché sia i cittadini che i magistrati hanno tutto il diritto di esprimersi sul merito di un referendum che riguarda la Costituzione del nostro Paese. La casa di tutti gli italiani. Sulla sua amministrazione siamo tutti condomini con pieno diritto di voto e di opinione. Non si tratta di una preferenza politica, di un conflitto di interessi invalidante, ma di una opinione (qualunque essa sia) che in un paese democratico si può e si deve esprimere senza controlli. E qui sta il punto: l’acquisizione e il vaglio delle liste, che Nordio annuncia al culmine della sua campagna a testa bassa di questi giorni, viola i diritti di tutti: non solo quello dei magistrati, ma anche e comunque quello di tutti gli altri cittadini.

Chiunque di noi, sia se ha civilmente e legalmente finanziato il No, sia se ha civilmente e legalmente finanziato il Sì, ha il diritto che il suo contributo possa rimanere anonimo: solo nell’America di Donald Trump, in questi giorni terribili di Minneapolis, un segretario di Stato ha osato chiedere ai governatori (che si sono rifiutati di farlo) di consegnare al governo l’elenco degli iscritti – in America esistono – registrati per i democratici e per i repubblicani. Nordio, evidentemente, ha preso come maestri gli allegri gentiluomini dell’Ice, che dopo aver acquisito i dati vanno ad arrestare i genitori usando come “amo” i figli, o appostandosi all’uscita delle scuole.

Spero dunque che nessuno accontenti il ministro e la sua esuberante e volenterosa capo di gabinetto: perché il confronto resti civile ognuno deve poter scegliere se manifestare la sua intenzione di voto o meno. Devo concludere con due notazioni: non mi convinceva Marco Travaglio quando, parlando di Nordio, ricorreva regolarmente all’epiteto di “mezzo litro”. Conoscevo da anni il ministro, avevo partecipato ad alcuni convegni con lui, mi pareva una persona civilissima, anche e soprattutto quando le idee erano diverse. Per questo stento a riconoscerlo nell’uomo che in questo ultimo mese ha citato a vanvera le Brigate Rosse (sbagliando dare ed episodi) spingendosi ad un paragone implausibile tra l’Italia di oggi e quella degli anni di piombo.

Che ha proposto un test psichiatrico per il procuratore Gratteri (e con lui tutti i suoi colleghi), che ha definito il Csm una «associazione para-mafiosa»). Si legge in filigrana un elemento di rabbiosa disperazione che ha spinto il ministro (ed altri prestigiosi membri del governo) ad adottare il linguaggio dei capi-curva, e alzare il livello dello scontro. È evidente dalla progressione di questa campagna che gli attacchi del governo hanno assunto questo tono bullesco-crepuscolare, da quando i sondaggi – tutti – hanno iniziato a registrare una rimonta del No, che secondo alcuni istituti sarebbe anche in testa. Ma questo giustifica i toni ingiuriosi, la violenza, l’abbandono di ogni prudenza istituzionale?

Questo Nordio non è l’uomo che ricordo di aver conosciuto, e mi sembra anche un uomo bisognoso di buoni consigli. Un uomo che ha perso lucidità, e che tiene un atteggiamento del tutto difforme da quello che dovrebbe essere consigliato dal profilo istituzionale del suo ruolo. Continuo, tuttavia, ad essere in disaccordo con Travaglio, ma stavolta sono finito all’opposto: “mezzo litro” è un nomignolo sicuramente inadeguato. Ma per difetto, ormai.

©RIPRODUZIONE RISERVATA