L’editoriale

Lo Stabilicum avrebbe cancellato Emma. Cinque fotogrammi per raccontarla

12 Settembre 2026

Ecco perché la nuova legge elettorale avrebbe cancellato la storia dei Radicali.

Nel giorno in cui anche Emma Bonino ci lascia, non si può non partire dal paradosso della legge elettorale tarocca che si sta cucinando in queste ore in Parlamento. Con quella legge Emma non sarebbe esistita. Non come l’abbiamo conosciuta, almeno.

Una legge fatta di preferenze tarocche, di soglie di sbarramento tarocche, di firme richieste per presentarsi anche queste tarocche. Il cosiddetto “Stabilicum” sostituisce una brutta legge (il Rosatellum) con una legge ancora più brutta.

Pensateci per un momento. Se fosse già approvata questa legge (manca ancora la seconda lettura alla Camera) i Radicali di Pannella e della Bonino non sarebbero mai entrati in Parlamento: nel 1976 – infatti – elessero i loro primi deputati con l’uno virgola uno per cento e appena 394mila voti. In quella epica legislatura divennero un importante lievito democratico per questo Paese, proprio mentre nel pieno degli anni di piombo si sparava per le strade, e (per citare un celebre discorso di Pannella che abbiamo ripubblicato nella antologia curata dal Centro) “I lupi scendevano dalle montagne”. E poi non sarebbero entrati neanche nel 1983 (presero il 2.2%), nel 1987 (presero 2.6%) e neanche nel 1992, quando la lista Pannella sostituì la rosa nel pugno dello storico simbolo raccogliendo solo l’1.2% dei consensi. In tutte queste elezioni i radicali non avrebbero superato lo sbarramento del 3% e sarebbero stati fuori dalle istituzioni: mentre grazie a questa legge, oggi, qualche partitello farlocco dello zero virgola (anche inventato) entrerebbe grazie alla regola demenziale del “recupero del miglior perdente” (che in questa legislatura è stata introdotta per garantire un seggio a Maurizio Lupi e al suo fantasmatico “Noi moderati”). In questo caso i radicali sarebbero rimasti esclusi anche prendendo più voti, perché il più delle volte non si sono coalizzati con nessuno: oggi un partitello finto ma coalizzato passa, un partito vero del 2.9%, ma non coalizzato, non otterrebbe un solo deputato. E questo perché da anni le leggi si fanno su misura per le utilità di chi le scrive e non per fissare delle regole uguali per tutti: pensate che i radicali oggi dovrebbero raccogliere 700mila firme, mentre qualsiasi altro partito già presente non dovrebbe raccoglierne neanche una.

Adesso, invece, voglio provare a raccontarvi in cinque fotogrammi indispensabili (e dimenticati) quanto fu utile quel contributo dei radicali alla storia politica della prima Repubblica.

Fotogramma numero 1: una donna, neanche trentenne, esce dal carcere, unendo il pollice e l’indice delle due mani, con un noto gesto di saluto militante delle femministe dell’epoca (è la rappresentazione mimica di una vagina, ma non turbatevi). È il 1976, la foto è in bianco e nero, Emma Bonino è stata appena scarcerata, felice come una che ha vinto, dopo aver cercato lei il suo arresto autodenunciandosi nel modo in cui racconta Giuliano Guida-Bardi nell’editoriale di oggi. Un anno dopo la Bonino sarebbe stata eletta in parlamento e avrebbe utilizzato la sua immunità parlamentare non per sfuggire a qualche inchiesta, ma per farsi arrestare, altre volte, con altrettanti gesti di disobbedienza civile, fino a che il parlamento nel 1978 non si sarebbe dotato di una legge che regolamentava l’interruzione di gravidanza. Attenzione: oggi nessun partito di sinistra o di destra vuole cancellare quella legge, segno che serviva davvero.

Fotogramma numero 2: È uno studio televisivo arancione e verde degli anni 70, siamo nel 1978, i primi anni della televisione a colori, Emma Bonino e Marco Pannella se ne stanno imbavagliati con due cartelloni sandwich seduti ad un tavolo. Immobili, per 27 minuti. Poi Pannella si alza toglie il bavaglio alla Bonino e lei parla per soli 47 secondi. Ma è come una bomba atomica: «Siamo qui per protestare contro un regime che ci impedisce di informare gli italiani sui referendum». Lo scandalo delle polemiche: durarono per giorni, si contestava persino il diritto a quella forma di protesta nella Rai molto paludata dell'epoca. Immaginatevi se questo fosse accaduto oggi, nel tempo di Instagram.

Fotogramma numero 3: è un manifesto elettorale in cui Emma Bonino, a colori, appare con una chioma e una foto da la candidata presidenziale con questo slogan: “Finalmente l’uomo giusto”. La femminista in bianco e nero, poteva permettersi di rompere il cliché con uno slogan maschilista. I radicali alle europee del 1999 raggiunsero l’8.45%. I minoritari del 1976 erano diventati gli istituzionali del 1989. Fotogramma numero 4: Marco Pannella, compagno di mille battaglie, padre, Pigmalione e leader chiama con tono affranto Radio radicale, come se fosse il telefono amico: «Se qualcuno di voi vede Emma Bonino, può dirle che la sto cercando? Lei non mi risponde più». Quando glielo riferiscono Emma si arrabbia: «Che sciocchezza, non è vero». Ciò che è vero è che – telefonata o no – il più affettuoso sodalizio politico della Prima Repubblica si è infranto. E questa frattura non si ricomporrà mai, fino alla morte di Pannella.

Fotogramma numero 5: questo è il contenuto speciale dell’articolo, ed arriva dritto dritto dall’enciclopedico archivio di Filippo Ceccarelli. Siamo a metà degli anni ’80, iniziano a morire uno dopo l’altro i malati di Aids, la vergogna non si nasconde più alle cronache. La morte dell’attore Rock Hudson diventa il modo in cui il mondo prende coscienza del virus. Emma Bonino va a New York (i radicali sono già diventati transnazionali) a distribuire delle siringhe sterili, come gesto simbolico per combattere la negazione della malattia. Sono un gruppetto, un peso sulla gradinata di un palazzo istituzionale, quando arriva un enorme poliziottone, di colore, e le mette le manette ai polsi e l’arresta. Non è questo che sorprende la Bonino, che come sappiamo è preparata a qualsiasi fermo, ma quello che accade subito dopo. Una volta compiuto il suo dovere, infatti, con tono molto cortese, il poliziotto chiede alla deputata italiana: «Mi scusi Signora, è lei la famosa pornostar Cicciolina?». Rullo di tamburi, faccia sbigottita, nemesi. Finis Rerum.

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