Nucleare, il piano per ripartire: «Una legge pronta entro l’estate»

14 Febbraio 2026

Il ministro Pichetto Fratin: «Decreti attuativi in cantiere. Vogliamo lasciare qualcosa che duri»

ROMA. Una pillola piccola piccola, tutta nera. Sembra una liquirizia: è una pastiglia di ossido di uranio. A cosa serve? «Da sola produce l’energia che una famiglia italiana consuma in un anno». Parte da qui la trama della convention organizzata da Proger, la multinazionale di ingegneria Made in Abruzzo con filiali sparse in tutto il mondo. La cornice dell’evento è la gremita Sala delle Fontane all’Eur. Il titolo è significativo: “Progettiamo il futuro”. Un futuro che oscilla tra due poli: innovazione e adattamento, gli strumenti necessari per affrontare le sfide dell’avvenire. La filosofia dietro questa visione è tutta contenuta nel discorso inaugurale dell’amministratore delegato Marco Lombardi e poi approfondita nei due confronti moderati dal direttore del Centro Luca Telese. Il primo panel: la sfida dell’energia (leggasi ritorno al nucleare).

Ed ecco che arriva la pastiglia. La tiene in mano Giuseppe Zollino, docente in Tecnica ed Economia dell’energia e di impianti nucleari all’università di Padova, sul palco insieme al presidente di Proger Chicco Testa e al ministro dell’Energia e dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. «Questa cosa minuscola, questa pastiglia che pesa appena 5 grammi», spiega il professore, «in un reattore di terza generazione è in grado di produrre tutta l’energia elettrica consumata da una famiglia italiana in un anno. Ha un ciclo di vita di tre anni e, una volta scaricata, il 95% potrà essere riutilizzato dai reattori di quarta generazione». Poi Zollino si alza e mette la pastiglia nella tasca del ministro «nell’augurio che l’Italia si doti il prima possibile di una legge sul nucleare».

Pichetto Fratin rilancia: «Entro l’estate sono sicuro che l’approveremo. Ma noi ci crediamo così tanto che abbiamo già cominciato a scrivere i decreti attuativi. Vogliamo finire la legislatura lasciando al Paese una legge che possa servire anche per i prossimi governi. Centrodestra, centrosinistra, non importa: ciò che conta è che chi verrà dopo di me potrà fare una scelta energetica non consapevole». E se la legge non passa? La risposta è laconica: «Mi dimetto». Il microfono passa a Chicco Testa. Laurea in filosofia, un passato da deputato del Pci e ora al timone di Proger: «L’energia è come l’aria e la libertà: ti accorgi quanto è necessaria solo quando non ce l’hai più».

La neutralità climatica è l’obiettivo prefissato, ma per raggiungere il nucleare è un passaggio inevitabile: «La povertà è in primo luogo povertà energetica. Se si incrociano i primi dieci Paesi del mondo per Pil e per consumi energetici, la coincidenza è del 95%». E contro gli scettici che chiedono di non pensare al nucleare ma di insistere sempre di più sull’energia solare, prende l’esempio dell’Arabia Saudita: «Lì l’irraggiamento del sole è due volte la media nazionale. Allora, se è come dicono loro, dovremmo pensare che sia un Paese invaso dai pannelli solari. Ma chiediamoci perché loro hanno costruito la centrale nucleare più grande e moderna del mondo».

Sarà la fiducia nel futuro che si respira in sala, ma i tre protagonisti si lasciano andare a confidenze che riportano le lancette del tempo indietro fino al primo referendum sul nucleare. Anno 1986. «Faccio outing, da ragazzo io ero contrario al nucleare», ammette Zollino, «mi sono iscritto all’università perché speravo di cambiare il mondo con l’energia solare. Il contrappasso? Nel 2011 ho presieduto il comitato a favore del nucleare, insegno questa materia e mi sto occupando del progetto Iter», cioè il programma internazionale che unisce Europa, Cina, Usa e Russia per quella che promette di essere l’energia del futuro. Forze divise nello scacchiere geopolitico ma unite nella ricerca scientifica. È la forza della cultura, l’altro polo del manifesto di Proger per affrontare il mondo nuovo.

Per questo il presidente Testa lancia l’appello per la creazione di una coalizione di «volenterosi» italiani che lo faccia proprio. Gli risponde l’ex premier e leader di Italia Viva Matteo Renzi, in videocollegamento, che ironizza: «È una bella idea, peccato che i volenterosi perdono sempre». Dopo di lui arriva un’altra vecchia volpe della politica, l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli. Con Proger è nato un sodalizio: l’ex leader del centrosinistra è a capo della business unit dell’azienda dedicata all’arte e alla cultura. «È lui ad aver ispirato il nostro manifesto», spiega Lombardi.

Non è un caso, insomma, se è stato chiamato lui per raccontare, insieme alla giornalista Barbara Carfagna, il ruolo che la cultura italiana può svolgere in questa sfida chiamata futuro. «La nostra cultura è un asset competitivo sensazionale», dice Rutelli, «abbiamo menti geniali e se vogliamo sfruttarle la chiave è proprio quella dell’adattamento. In un mondo come quello di oggi, la resilienza è il modo più razionale e utile per affrontarle. Qui c’è la forza intellettuale che serve per essere il Paese guida del cambiamento».

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