L’Aquila

Lollobrigida e L’Aquila: un amore così grande

14 Febbraio 2026

Dalla pista di Verdeaqua ai trionfi olimpici: il passato tra facoltà e casa a Coppito. L'appello della campionessa per l’impianto cittadino: «Spero che sia sistemato»

L’AQUILA. Oggi sono le medaglie olimpiche a raccontarla. Ma il percorso di Francesca Lollobrigida passa anche da una pista di pattinaggio e da un periodo all’Aquila: allenamenti, università, un legame che nel tempo è rimasto. Prima del ghiaccio, le rotelle. È lì che costruisce tecnica e mentalità, dentro un percorso familiare condiviso con il padre Maurizio e la sorella Giulia. Nei primi Duemila, dentro quegli anni, c’è anche Verdeaqua. Nel 2004, quando L’Aquila ospita i campionati del mondo di pattinaggio a rotelle, Lollobrigida è poco più che una ragazza: arriva per vedere le gare e si allena su quella pista. Un passaggio che resta, più come abitudine che come episodio. Nel 2013, a Baselga di Pinè, durante le Universiadi in Trentino, raccontava così il rapporto con la città: «La conosco da molti anni perché nel 2004 ci sono stati i campionati del mondo e comunque in quella pista mi sono allenata». È il punto di contatto tra sport e studio. La scelta di iscriversi a Scienze motorie all’Università dell’Aquila nasce anche da qui. «Ho deciso di studiare all’Aquila perché è una realtà più tranquilla rispetto a Roma». Un equilibrio tra allenamenti e lezioni che diventa anche soluzione pratica: «L’Università mi permette, non avendo frequenza obbligatoria, di allenarmi con più continuità». Il rapporto con la città non è solo di passaggio. A ricordarlo è Mario Miconi, presidente del Cpga (Centro polisportivo giovanile aquilano), che la colloca all’Aquila per un periodo, fino alla scelta della famiglia di acquistare casa (poi rivenduta) nella zona di Coppito anche a beneficio di Giulia. Un legame costruito tra palestra, pista e vita quotidiana. Nel 2022 il ritorno ufficiale, in una veste diversa. Agli Europei di pattinaggio a rotelle ospitati all’Aquila è lei a pronunciare il giuramento degli atleti. Un passaggio simbolico che riporta nello stesso luogo una storia iniziata anni prima, quando sugli spalti guardava altri correre. Nel frattempo il percorso sportivo cambia. Dalle rotelle al ghiaccio, dal confronto diretto con le avversarie al cronometro. «Sembrano discipline simili, ma sul ghiaccio siamo noi contro il tempo, mentre nelle rotelle siamo contro l’avversario». Cambia la mentalità, cambiano gli allenamenti, cambiano anche le condizioni: le piste non sono sotto casa e gli spostamenti diventano parte della routine. Resta il nodo degli impianti. Già nel 2013 l’appello era diretto: «Spero che la pista dell’Aquila possa essere risistemata, è una bella pista».

A distanza di anni, la situazione resta aperta. Verdeaqua è ancora un cantiere, nonostante annunci e cronoprogrammi legati ai fondi Pnrr, e alcune manifestazioni internazionali sono state spostate altrove. Il mese di aprile dovrebbe segnare una svolta nei lavori volti a garantire la copertura. Oggi restano le immagini olimpiche e le medaglie. Ma dentro quella traiettoria c’è anche una città attraversata negli anni, tra studio, allenamenti e ritorni. Un filo che non si vede subito, ma continua a tenere insieme i passaggi. Intanto L’Aquila continua a fare i conti con l’assenza di una pista funzionante, proprio mentre il pattinaggio torna periodicamente al centro del racconto sportivo nazionale. Verdeaqua resta una promessa in sospeso, e ogni stagione senza rotelle produce lo stesso effetto: allenarsi altrove o smettere.

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