Alitalia, oggi l'assemblea dei soci per il via al commissariamento

2 Maggio 2017

Il ministro Calenda torna a scagliarsi contro i vertici della compagnia: «Il loro approccio un po' arrogante non ha giovato a nessuno»

ROMA. È accompagnata dalle critiche l'uscita di scena del management di Alitalia. Il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda torna a scagliarsi contro i vertici della compagnia, che da martedì lasceranno il posto ai commissari: l'ad Cramer Ball, ma anche il numero uno di Etihad James Hogan, non solo hanno sbagliato il modello di business, ma il loro approccio «un po' arrogante» non ha giovato a nessuno, nemmeno all'esito del referendum. Ma se questo è ormai il passato di Alitalia, il futuro che comincia dopodomani presenta tra le molte incognite qualche certezza: chiunque sarà il compratore, è inevitabile una ristrutturazione, che probabilmente non sarà molto diversa dai tagli chiesti da Etihad. Perché «non possiamo pensare che chiunque arrivi considererà normale continuare a perdere dei soldi», spiega il ministro Calenda, che continua a sperare che «chi arrivi compri non lo spezzatino ma l'insieme dell'azienda». Ma comunque - assicura il ministro a SkyTg24- lo farà chiedendo delle condizioni, e non saranno molto diverse da quelle del business plan di Etihad che prevedeva una riduzione dei costi per 1 miliardo (di cui due terzi non sul costo del lavoro) in tre anni. Quello che va invece evitato a tutti i costi è il fallimento dall'oggi al domani della compagnia che, torna a sottolineare il ministro Calenda, provocherebbe «uno shock per il Pil molto superiore allo scenario cui stiamo guardando». Davanti c'è l'inizio del commissariamento: martedì l'assemblea dei soci e poi il cda formalizzeranno la richiesta al Governo, che ha già pronto il decreto che istituisce l'amministrazione straordinaria e nomina i commissari (che dovrebbero essere tre; ormai sicuro Luigi Gubitosi, che verrebbe affiancato da Enrico Laghi e da un terzo tecnico). Il loro compito è quello di gestire un «processo lungo ma non troppo», di 6 mesi, spiega Calenda, «complesso, che non sarà a costo zero» e finalizzato alla ricerca di un acquirente. Tra le ipotesi, oltre a Lufthansa e Fs, che continuano a circolare seppur ufficialmente smentite, spunta anche Meridiana. Uno scenario completamente diverso da quello che si sarebbe potuto aprire con un diverso esito del referendum: c'era una possibilità che «non prevedeva denaro pubblico, e prevedeva di continuare un percorso che avrebbe stabilizzato» l'azienda, ma il no l'ha chiusa, spiega Calenda. Il ministro comunque concorda con Matteo Renzi sul fatto che non si possano 'punirè i dipendenti per il loro voto. Sarebbe allucinante, come ha detto l'ex premier, ma anche «immorale», aggiunge Calenda, che ne approfitta anche per difendere la scelta convinta del Governo di non nazionalizzare la compagnia: «Sarebbe allucinante e immorale punire i contribuenti dopo i 7,5 miliardi» di soldi pubblici versati in tutti questi anni in Alitalia.

Critico il segretario di Scelta Civica Enrico Zanetti: «Se su Alitalia il Governo ripete per settimane che non esiste un piano B in caso di No dei lavoratori al referendum e, dopo che il No arriva, dice che è possibile valutare alternative alla liquidazione, possiamo dire che c'è stato prima un inutile e dannoso eccesso di drammatizzazione del referendum oppure c'è adesso un tragico e altrettanto dannoso gap di autorevolezza nel Governo? In entrambi i casi tutto il contrario di ciò che servirebbe a rendere meno complicata una vicenda già complicatissima di suo».