Today

10 aprile

10 Aprile 2026

Oggi, ma nel 1975, a Milano, davanti ai giudici della seconda corte d’assise, iniziava il processo di primo grado per i presunti responsabili dei fatti del “giovedì nero”, a due anni di distanza dall'accaduto, ovvero il 12 aprile 1973, quando Vittorio Loi e Maurizio Murelli, esponenti neofascisti, di 19 e 18 anni, avevano assassinato, in via Felice Bellotti, con una bomba a mano Srcm, procurata da Nico Azzi, l’agente di Pubblica sicurezza Antonio Marino. Il fatto di sangue, che aveva destato enorme clamore mediatico non solo all’ombra della Madonnina, era accaduto nell'ambito della manifestazione del Movimento sociale italiano vietata dalla Questura.

A denunciare Loi e Murelli sarà Gianluigi Radice, segretario provinciale del Fronte della gioventù, anche per ricevere la taglia, da 5 milioni di lire, elevata dai vertici missini (nella foto, particolare, la notizia dell’avvio del processo riportato dal quotidiano ambrosiano “Corriere della Sera”, del 10 aprile di quel ’75). Per l’omicidio della guardia, di 22 anni, originaria di Caserta, nel contesto degli anni di piombo in salsa tricolore, i due estremisti di destra meneghini verranno condannati, il 27 maggio 1975, a 23 anni di carcere Loi e a 20 Murelli.

Il 9 marzo 1977, in appello, la pena verrà ritoccata in 19 e 18 anni per Loi e Murelli. Il 15 febbraio 1978 la sentenza diverrà definitiva dopo il passaggio in Corte di cassazione. Il bombarolo Azzi, invece, riceverà solo 2 anni di prigione per aver fornito l’Srcm in virtù della menomazione che si era involontariamente auto procurato tentando di piazzare un congegno esplosivo, il 7 aprile 1973, sul treno Torino-Genova-Roma, spacciandosi per antagonista “rosso”. Quanto ai dirigenti del Msi, per il “giovedì nero” del capoluogo lombardo non ci saranno elementi assicurati alla giustizia.