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15 dicembre

Oggi, ma nel 1948, a Roma, il presidente della Repubblica Luigi Einaudi, secondo capo dello Stato dopo Enrico De Nicola, visitava ufficialmente il Vaticano e incontrava Papa Pio XII. Einaudi era in carica dal 12 maggio precedente. Simbolicamente Einaudi consegnava al Santo Padre una Pace settecentesca, racchiusa in un cofanetto di pelle. Pio XII, invece, regalava la riproduzione fotografica del Palinsesto Vaticano latino 5775, contenente anche il testo del De Repubblica di Cicerone, giunto nella biblioteca petrina nel 1618.

Al termine dell’incontro, nello stesso giorno, le parti si invertiranno e la delegazione della Santa sede, capitanata da monsignor Federico Tedeschini, cardinale datario di Sua santità, si recherà al Quirinale, rispettando la rigida etichetta e il ferreo cerimoniale del cosiddetto contraccambio istituzionale. Non era la prima volta del massimo rappresentante dell’Italia repubblicana al cospetto del successore di San Pietro. Il debutto era datato 31 luglio 1946 quando De Nicola aveva reso omaggio al pontefice Eugenio Pacelli.

Il colloquio tra Einaudi e Pio XII, che si svolgeva senza altri testimoni all’infuori dei due diretti interessati, che aveva la durata di venti minuti, che avveniva nella sala del Tronetto (nella foto, particolare dell’illustrazione, di Walter Molino, sulla copertina della Domenica del Corriere, supplemento settimanale del quotidiano milanese Corriere della Sera, del giorno dopo, 26 dicembre ’48), era comunque un evento di grande rilievo, sia mediatico che diplomatico. E verrà inserito di diritto nella variegata storia delle non facili relazioni al vertice dei due Stati.

Come racconterà anche il lancianese Alessandro Acciavatti a pagina 77 del suo saggio “Oltretevere. Il rapporto tra i pontefici e i presidenti della Repubblica italiana dal 1946 a oggi”, che verrà pubblicato dalla casa editrice Piemme, di Milano, nel 2018. Per il faccia a faccia tra un presidente della Repubblica apertamente cattolico, nonché esponente di punta della Democrazia cristiana, e il massimo rappresentante della Chiesa romana si dovrà attendere il 21 novembre 1955. Avverrà a Castel Gandolfo, ma solo in forma riservata. Sarà tra Giovanni Gronchi, eletto capo dello Stato il 29 aprile 1955, e Pio XII. Appuntamento che, dopo non poche manovre delle due diplomazie, verrà fissato dal gesuita padre Agostino Rotondi. Ufficiosamente l’abboccamento era stato preparato anche con la collaborazione della Farnesina e il vero motivo alla base era quello di far conoscere a Gronchi, dalla via principale, la estrema contrarietà di Pacelli alla concreta ipotesi dell’apertura governativa ai socialisti. La visita ufficiale tra i due massimi dignitari avverrà, invece, il 6 dicembre successivo, in Vaticano.