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18 ottobre

Oggi, ma nel 1990, a Roma, Papa Giovanni Paolo II promulgava il codice dei canoni delle chiese orientali, ossia l'insieme delle norme di diritto canonico comuni a tutte le chiese cattoliche sui iuris, ovvero differenti da quella latina. Tecnicamente si tratta di chiese in piena comunione con la santa sede che conservano le proprie tradizioni cristiane orientali inerenti la spiritualità, alla liturgia, a elementi teologici, e alla normativa canonica e disciplinare. Le chiese orientali sui iuris, col loro carico di culto liturgico e pietà popolare, dipendono da un particolare dicastero all'interno del Vaticano: la congregazione per le chiese orientali. Fanno parte delle chiese cattoliche orientali i riti: alessandrino, antiocheno, armeno, caldeo, bizantino. Il nuovo codice datato 18 ottobre '90 entrerà in vigore l'1 ottobre dell'anno successivo e avrà come principale finalità la garanzia e la conservazione del patrimonio rituale delle chiese orientali. Era una necessità giuridica (nella foto particolare della locandina della giornata di studio, dedicata al codex, che si svolgerà nella Capitale, nella sala San Pio X di via della Conciliazione, il 3 ottobre 2015, in occasione del 25° anniversario dalla ufficializzazione) richiesta fin dal 1927, col pontefice Pio XI.

Quindi il codex, di fatto, poneva riparo ad una pesante mancanza che, dal '27, si era protratta fino a giungere al '90 e che il diretto discendente di San Pietro Giovanni XXIII aveva rimarcato per averlo sperimentato personalmente durante il periodo del suo mandato da nunzio apostolico a Sofia, in Bulgaria, prima di essere elevato al soglio pontificio. I complessi lavori per arrivare alla redazione del codex erano stati seguiti, a partire dal solenne sinodo dei vescovi dell'8 dicembre 1985, dai cardinali Pietro Gasparri, Luigi Sincero, Massimo Massimi, Pietro Agaggianian, Acacio Coussa, Joseph Parecattil. E la composizione era stata supervisionata dai componenti il collegio dei professori della facoltà di diritto canonico del pontificio istituto orientale, con la collaborazione dell'institut für kirchenrecht dell'università tedesca di Friburgo in Brisgovia.