2 AGOSTO

Oggi, ma nel 2008, sul K2, la seconda montagna più alta della terra, di 8611 metri, tra Pakistan e Cina, nella catena del Karakorum, si consumava la morte di 6 alpinisti, per valanga dovuta al distacco di saracco. Il giorno precedente, 1 agosto, erano periti altri 5 scalatori, sempre a causa di cadute, in salita o in discesa, valanga dovuta al distacco di saracco, come per altri malcapitati del 2 agosto.
Tra le varie spedizioni, olandese, norvegese, sudcoreana, francese, serba, spagnola, vi era anche quella italiana, con Marco Confortola, di Valfurva, in provincia di Sondrio, classe 1971, che si salverà bivaccando nella notte in una buca scavata nella neve, a 8400 metri, con l’irlandese Gerard McDonnell e il pakistano Meherban Karim, che ci rimettevano la vita, il primo il 2 agosto e il secondo l’1. Confortola sarà costretto a farsi amputare le dita dei piedi in seguito al congelamento (nella foto, particolare, dopo l’intervento chirurgico, avvenuto nell'ospedale di Padova e la riabilitazione).
Il suo spettacolare salvataggio era dovuto alla maestria e al coraggio dallo sherpa nepalese, Pemba Gyalje. Nel maggio precedente, con Silvio Mondinelli e Michele Enzio, Confortola aveva collocato, a quota 8mila, sul colle sud dell’Everest, la stazione metereologica più alta della terra, nell’ambito del progetto “Share Everest 2008”. La formazione tricolore stava tentando l’ascensione in vetta percorrendo la via normale, ovvero lo Sperone Abruzzi, aperta da Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, nel 1909.
La “strada” battuta dal principe savoiardo era poi stata scelta dalla cordata del Belpaese, composta da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, capitanata da Ardito Desio, aveva raggiunto per prima la sommità, il 31 luglio 1954. Gli 11 sventurati, tra l’1 e il 2 agosto 2008, erano, oltre ai già menzionati, il serbo Dren Manic, il pakistano Jehan Bahig, il norvegese Rolf Bae, il francese Hughes d’Aubarede, i sudcoreani Kyeong-Hyo Park, Hyo-Gyeong Kim, Dong-Jin Hwang, e i nepalesi Jumig Bhote e Pasang Bhote.

