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22 giugno

Oggi, ma nel 1838, a Bologna, in via del Piombo, alle 13, Romano Cavrendi, detto “Romanino”, coltivatore e tessitore di canapa, di 27 anni, vedovo senza figli, accoltellava mortalmente, spinto dalla gelosia, l’amante Teresa Corazza, di 16, residente nello stesso borgo, che tornava da scuola.

L’omicida aveva ottenuto dalla famiglia di lei il permesso di frequentare la ragazza dopo aver promesso di sposarla. Ma il 15 maggio l’aveva violentata e lei era stata ricoverata per una settimana in ospedale. Quindi la madre di lei, Regina Galli, aveva proibito a Cavrendi di vedere la figlia. Lui aveva pensato che tale divieto fosse motivato dalla presenza di un altro uomo nella vita di Teresa.

La volontarietà e la premeditazione del delitto, insieme alla giovane età della vittima, destava enorme scalpore nella città felsinea (via del Piombo, chiamata così dal ritrovamento del bassorilievo della Pietà della Madonna del 1502, su lastra di piombo, diverrà nota perché, dal 1890 al 1907 vi abiterà il poeta Giosuè Carducci, ma perché nel 1899 si scatenerà la caccia al tesoro inesistente. Nella foto, particolare, Giovanni Fangarezzi intento a scavare) e diventava un caso di risalto non solo locale.

Le notizie inerenti il fatto di sangue finiranno nel materiale conservato nell’archivio storico del Comune di Bologna. Il 26 giugno il killer si costituirà e verrà rinchiuso nel carcere di San Giovanni in Monte, noto anche perché, dal 7 settembre al 22 dicembre 1799, aveva accolto lo studente Giovanni Pascoli, di 24 anni, futuro poeta della Cavallina storna, arrestato e poi assolto - anche grazie all’intervento del suo professore di letteratura Carducci - per aver preso parte alla manifestazione in sostegno degli internazionalisti imolesi del 7 settembre 1799, arrestati dopo l’agguato di Giovanni Passannante al re Umberto I di Savoia, del 17 novembre 1878 a Napoli. Il 28 settembre successivo Cavrendi, dopo l’iter processuale iniziato il 30 luglio, sarà condannato a morte con sentenza definitiva.

Il giorno dopo, 29 settembre, nel Prato di Sant’Antonio di via Castelfidardo, sarà decapitato. Mezz’ora dopo l’esecuzione il corpo verrà esaminato, per motivi di studio legati alla condotta criminale del reo confesso, dal medico bolognese Antonio Alessandrini, ordinario di Anatomia comparata nell’università cittadina, coadiuvato da Luigi Calori, altro chirurgo bolognese, docente di anatomia all’Accademia di belle arti, ideatore del Museo anatomico e di craniologia. Quindi il cadavere di Cavrendi verrà sepolto nel cimitero monumentale della Certosa, nel campo “T”, quello riservato ai condannati.