25 GIUGNO

Oggi, ma nel 1969, a Montecatini Terme, in provincia di Pistoia, Carlo Duran, nato a Santa Fe’ de la Vera Cruz, argentino naturalizzato italiano, di 33 anni, era costretto a implorare la chiusura dell’incontro ai secondi dello sfidante tedesco Hans-Dieter Schwartz, di 28 anni, che rischiava la vita per la netta superiorità tecnica del detentore del titolo europeo dei pesi medi, ovvero entro i 72,57 chilogrammi per i professionisti. La serata si chiudeva alla quattordicesima ripesa, poiché dall’angolo di Schwartz veniva gettata la spugna (nella foto, particolare, un momento del confronto, dalla copertina del quindicinale “Boxe ring”, numero 13, del 9 luglio 1969).
Duran difendeva così per la quarta volta la cintura di campione europeo di categoria, conquistata il 7 novembre 1967, battendo lo spagnolo Louis Folledo, a Torino. Schwartz non era un fuoriclasse, ma era solido fisicamente e più giovane, eppure riceveva da Duran una vera e propria lezione di boxe. Già al decimo round il contendente era sfinito e il match si stava trasformando in una carneficina. Sul comportamento di prevenzione della tragedia adottato da Duran pesava quanto avvenuto a Colonia, il 12 giugno 1968, contro Jupp Elze.
Beniamino del posto, steso al tappeto, dopo il 15° suono della campanella, e deceduto dopo 8 giorni di coma. Duran aveva perso ai punti proprio con Elze, il 30 aprile 1965, quindi quella sortita voleva essere una sonora rivincita, ma non certamente un omicidio. Così l’involontaria morte di Elze aveva molto segnato psicologicamente Duran. Quel 25 giugno 1969, proprio l’intervento di Duran, a guantoni giunti, quasi in atteggiamento di preghiera, nei confronti del direttore di gara, il danese Svend Aage Christensen, affinché dichiarasse il k.o. tecnico, permetterà al tedesco di Bielefeld, di combattere fino al 14 febbraio 1976, quando verrà messo k.o. dal belga Freddy De Kerpel.

