30 agosto

Oggi, ma nel 1965, a Saas-Fee, nel Canton Vallese, in Svizzera, una delle più antiche colonie walser del vecchio continente, cittadina gemellata dal 16 maggio precedente con Rocca di Cambio, in quel dell’Aquila, alle 17.15, dal ghiacciaio dell’Allalin, a 2750 metri sul livello del mare, si staccava la valanga da 2 milioni di metri cubi di ghiaccio che spazzava il cantiere per la realizzazione della diga in pietra sul lago Mattmark, la più imponente d’Europa, da 101 milioni di metri cubi di volume del bacino, a quota 2120 metri, per lo sfruttamento dell'energia idroelettrica, che provocava 88 vittime, 56 delle quali erano italiane e 4 di quelle provenivano dall’Abruzzo. Le ultime erano: Angela Ginetta Bozzi, cuoca nubile di 38 anni, che arrivava da Gessopalena, in provincia di Chieti; Raffaele Innaurato, sondatore di 35 sposato con 3 figli, anche lui dello stesso centro sotto la Majella già menzionato; Camillo Nasutti, camionista di 22 anni celibe, originario di Lanciano, sempre nel chietino; Giovanni Papa, operaio di 41 vedovo con un figlio, della frazione Pagannoni di Campli, nel teramano. Come già per Marcinelle, in Belgio, nella miniera di carbone di Bois du Cazier, l’8 agosto 1956, da 262 deceduti, dei quali 136 italiani, 60 partiti dall’Abruzzo. Gli altri malcapitati della sciagura di Mattmark (nella foto, particolare, un momento di raccolta dei beni personali tra i superstiti, dallo scatto Keystone agency proveniente dall’archivio della Radiotelevisione Svizzera italiana e pubblicato online il 31 agosto 2024) arrivati dal Belpaese, 60 anni addietro, erano andati a lavorare in terra elvetica nella speranza di un’esistenza meno misera. Poi, tra i cadaveri saranno identificati pure 23 figli della terra del formaggio coi buchi, 4 spagnoli, 2 tedeschi, 2 austriaci e persino uno che nel dubbio verrà catalogato come apolide. I feriti, almeno quelli considerati gravi, erano 10. Di fatto, dall’immediato secondo dopoguerra alla fine degli anni ’80, la verde nazione neutrale si troverà ad accogliere il 50 per cento dell’intero flusso migratorio tricolore con una cifra pari a 2 milioni e mezzo di poveracci in cerca di fortuna. Da leggere il saggio di Toni Ricciardi da Atripalda, in quel di Avellino, -storico delle migrazioni italiane dell’università di Ginevra, che nel 2016 scriverà anche del fattaccio di Marcinelle, e nel 2022 sarà eletto deputato del Partito democratico nella circoscrizione estero, ripartizione Europa- intitolato “Morire a Mattmark”, che sarà edito da Donzelli di Roma, nel 2015 e in seconda edizione proprio nel 2025.