6 aprile

Oggi, ma nel 1327, ad Avignone, in Francia, durante il lunedì della settimana santa, fuori dalla chiesa di Santa Chiara, l’aretino Francesco Petrarca, di 23 anni, verosimilmente, incontrava per la prima volta Laura De Noves, moglie del marchese Ugo De Sade: nonostante la sua condizione di chierico l’amore travolgente per lei sarà al centro del “Canzoniere”, ritenuta l’opera letteraria più significativa. Pasqua cadeva il 12 aprile. Lo stesso precursore dell’Umanesimo ne scriverà nel “Secretum”, che sarà dato alle stampa a Strasburgo, da Adolf Rush, nel 1473. La donna, che morirà di peste nera in un altro 6 aprile, quello del 1348, a 38 anni, aveva nel momento del fatidico primo scambio di sguardi - che nella finzione letteraria “Lelio” farà passare per il venerdì di passione di quel 1327 - 17 anni. Essendo nata, nella stessa cittadina provenzale, nel 1310.
Si era sposata, il 16 gennaio 1325, a 15 anni, con l’ascendente del famigerato scrittore-libertino marchese Donatien-Alphonse-François de Sade. Ovvero il “Divin marchese” che vivrà tra il 1740 e il 1814, e sarà ritenuto il padre del sadismo. Darà alla luce complessivamente 11 figli. «Era ‘l giorno ch’al sol si scoloraro per la pietà del suo Factore i rai, quando i’ fui preso, et non me ne guardai, ché i be’ vostr’occhi, Donna, mi legaro». Così in “Rerum vulgarium fragmenta”, che sarà edito a Venezia da Vindelino da Spira nel 1470 in “editio princeps”, lo stesso dettaglierà l’evento topico che gli faceva palpitare il cuore.
I 21 anni di passione di Petrarca per Laura (i due immortalati insieme nel dipinto, di autore anonimo, custodito nella Casa di Francesco Petrarca ad Arquà Petrarca, nel padovano, dove risiederà dal 1370 per benestare di Francesco I da Carrara “Il vecchio”, signore di Padova dal 1345 al 1388, ma anche luogo sui colli Euganei dove il sommo “Petracco” si spegnerà il 19 luglio 1374, il giorno prima del suo 70° compleanno, per sincope, ossia per ipo-perfusione cerebrale) saranno sempre legati ad un amore ritenuto universalmente platonico. Ma che comunque sarà capace d’influenzare estremamente l’opera del poeta laureato. Ossia che sarà cinto d’alloro, a Roma, l’8 aprile 1341.
L’epidemia che porterà via la sua amata, ad esempio, verrà trattata nel “Decameron” del 1470. Ma il sentimento per Laura, da quel 6 aprile transalpino del 1327, sarà anche in grado di far vacillare la sua integrità di uomo consacrato a Dio. Ci sarà indubbiamente un filone di studio della vita e del lavoro petrarchesco che proporrà l’essenza di Laura come “senhal”: la figura retorica che vorrebbe quella lei avignonese esclusivamente come espediente narrativo e non realmente rappresentato dalla De Noves.

