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9 marzo

9 Marzo 2026

Oggi, ma nel 1980, a Lisbona, la Fiat 131 Abarth guidata dal tedesco Walter Rohrl, in sodalizio con il navigatore Christian Geistdörfer, connazionale, il 14° rally del Portogallo donando alla casa automobilistica torinese il secondo trionfo consecutivo nelle dodici prove del calendario dell’ottava edizione del mondiale che, il 14 dicembre successivo, porterà la vettura della fabbrica della famiglia Agnelli ad agguantare il titolo iridato costruttori. Col fuoriclasse di Ratisbona sul gradino più alto del podio riservato ai piloti. E, tra l’altro, sarà anche il più giovane ad aggiudicarsi quel risultato: a 33 anni e 232 giorni. Poi, il 25 novembre 1982, il futuro "Re di Montecarlo" bisserà l’alloro, ma al volante della germanica Opel.

Ma quel successo portoghese del 9 marzo ’80 (nella foto, particolare, un momento del cimento per la Mirafiori targata "To", nello scatto dell’inglese Martin Holmes, giornalista dal 1974 e poi scrittore, che per 61 anni seguirà e documenterà le competizioni rallystiche, anche come storica firma del prestigioso settimanale Uk “Autosport”), conseguito sia per talento, ma anche per una fortunosa serie di concause. Motivazioni, tra incidenti e rotture meccaniche, che portavano fuori dalla gara, da 2665 chilometri di tracciato complessivamente, ben 83 equipaggi avversari di grande calibro (16 arrivavano a tagliare il traguardo rispetto ai 99 iscritti). Quelle "speciali" rimarranno negli annali del rally internazionale.

Da principio, ovvero il 1967, macchine tricolori avevano primeggiato in Portogallo, dando vita ad una lunga tradizione di prime piazze. Ossia: nel 1968, la Lancia Fulvia HF, dei britannici Tony Fail e Ron Crellin; nel 1970, sempre la Lancia Fulvia HF, ma del finlandese Simo Lampinen con l’inglese John Davenport; nel 1974, la Fiat 124 Abarth spider, di Raffaele Pinto e Arnaldo Bernacchini; nel 1975, la Fiat 124 Abarth spider, dei finlandesi Markku Alén e Ilkka Kivimäki; nel 1976 la Lancia Stratos HF, di Sandro Munari e Silvio Maiga; nel 1977 la Fiat 131 Abarth, del già menzionato duo Alén-Kivimäki; idem nel 1978, stesso team e identica auto.

Poi i due finlandesi, sempre su Fiat 131 Abarth, faranno loro il risultato anche nel 1981. E ancora primeggeranno insieme, ma su Lancia Delta HF 4WD, nel 1987. Nel 1988, la Lancia Delta integrale, con Massimo Biasion e Carlo Cassina. Nel 1989, la stessa macchina con il solito Biasion, ma assistito da Tiziano Siviero. Nel 1990, la Lancia Delta HF integrale 16 valvole, sempre con Biasion alla guida e Siviero quale co-driver. Nel 1992 la Lancia Delta HF integrale, dei brillanti di Finlandia Juha Kankkunen e Juha Piironen, e sarà quella l’ultima triste volta da numero 1 per le quattro ruote a motore che usciranno dalle officine del Belpaese. Poi risuonerà il mesto “De profundis”.