eccellenze abruzzesi a verona

Vinitaly. Quel viaggio con il visore che racconta una storia

13 Aprile 2026

La campagna di marketing che guarda al futuro per promuovere la nostra terra

E sulla torre dei Lamberti, in pieno centro a Verona, il Cerasuolo conquista tutti

VERONA

Immaginate di sorvolare le rocche e le torri merlate d’Abruzzo, di incunearvi dentro le grotte e i tunnel dei territori montani, di sfiorare le rupi di una natura selvaggia e straordinaria allo stesso tempo. Poi, all’improvviso, come se foste risucchiati da un volo in picchiata, vi ritrovate prima a tagliare in slalom con destrezza le piste innevate e poi a planare su un trabocco, splendida propaggine del lussureggiante orizzonte della Via Verde. Le gambe vi tremano, ma non siete in volo su un deltaplano o trascinato dalle acrobazie di un aereo. Le bellezze rupestri di Rocca Calascio, la sciata elegante a Campo Imperatore, la storia di Civitella del Tronto, la tranquillità nella natura del Tirino – il fiume più pulito d’Europa – pagaiando su una canoa, il tesoro ambientale di Torre del Cerrano, la pedalata liberatoria sulla costa dei trabocchi, l’inerpicata sul castello di Roccascalegna, il fascino immutato nel tempo di Santo Stefano di Sessanio; ebbene per ammirare tutto ciò, siete tranquillamente seduti al sicuro nel padiglione Abruzzo del Vinitaly e il vostro “viaggio” virtuale è un volo della mente e dell’anima. Il vostro mezzo di locomozione è un visore di ultima generazione, i vostri comandi sono disegnati nell’aria da uno joy-stick, di quelli che si usano per le consolle dei videogiochi. Se continuate a volare potrete imbattervi nel sommelier Ais, Francesco Properzi Curti, che vi spiegherà i segreti del Cerasuolo animato da una dialettica chiara e coinvolgente, così come Davide Acerra, responsabile comunicazione del Consorzio tutela vini d’Abruzzo, vi spiegherà con linguaggio competente prima la storia e la mission dell’ente e poi le denominazioni tutelate dei vini d’Abruzzo.

Domenico Ranieri

È domenica pomeriggio, quando arriviamo alla fiera che ospita Vinitaly, con trolley al seguito e pc portatili pronti all’uso. Ma non immaginiamo fino in fondo in che misura l’Abruzzo sia centrale nell’economia della produzione italiana del vino.

Tra una degustazione e un giro tra gli stand si respira il profumo della competitività. Il vicepresidente della giunta regionale, Emanuele Imprudente, è il padrone di casa. Parla con tutti, sorride e tiene banco in cento capannelli. La Regione si gioca la carta della reputazione su un prodotto – il vino – che è fondamentale per lo sviluppo. «Arriva il ministro Giuli, arriva il ministro Giuli», e da lontano si nota l’incedere tranquillo del titolare del dicastero della cultura. Ma che c’entra? C’entra, c’entra. Un po’ passerella, certo, ma di ministri e personaggi della politica in cerca di gloria se ne sono visti e se ne vedranno. In questo caso, il Vinitaly è anche l’occasione per rilanciare il ruolo dell’Aquila capitale della cultura. Quindi, citando Antonio Di Pietro al contrario, forse c’azzecca. Ma andiamo oltre. Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio, viene strattonato a destra e a manca. Tra un’intervista e un problema da risolvere si muove tra un padiglione e l’altro. I sorrisi stampati dei vitivinicoltori accompagnano ogni assaggio, ogni domanda, ogni saluto. È tempo di chiusura, ma non è finita. Si va in centro storico, nello splendore di una città che non finisce mai di stupire. Ci avventuriamo nel cuore di piazza delle Erbe, svoltiamo sul vialetto che conduce alla Torre dei Lamberti. Trecento gradini – ma chi vuole può salire in ascensore per quasi tutto il tratto – prima di arrivare proprio sotto le campane Rengo e Marangona (la prima risuonava quando nel Medioevo l’assemblea richiamava l’adunanza, la seconda l’inizio e la fine delle attività lavorative) Stavolta non suonano, a dominare l’atmosfera è il fischio del vento, continuo, assillante. Il tempo di un assaggio di Cerasuolo, qualche patatina e via, di nuovo giù. Ci attende Abruzzo lasting stories.

È un percorso, un viaggio tra biodiversità, cultura gastronomica e identità abruzzese. Dalle pallotte cacio e ova unite al peperone dolce di Altino alle tartine con crema di zafferano e pecorino, dagli gnocchi con le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio fino al dolce, i deliziosi celletti ripieni di marmellata d’uva. Sorseggiamo un altro goccio di Cerasuolo, il principe della giornata per l’Abruzzo. Senza esagerare. Ora bisogna correre a cercare un taxi, c’è da scrivere tanto e il tempo è poco. Sono quasi le 21, solo qualche minuto per un paio di caffè e ci precipitiamo sui pc per confezionare i pezzi che trovate in queste pagine. I miracoli del vino d’Abruzzo. Se consumato in quantità moderate può succedere anche che il giornale vada in stampa senza intoppi.

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