È scappato verso il viadotto con il cellulare della moglie

25 Maggio 2018

Ecco il primo rapporto della polizia, perizia sui telefonini per ricostruire gli ultimi giorni Filippone si sarebbe dileguato subito: nessun incontro con gli agenti della Volante

CHIETI. Domenica scorsa si è dileguato dal cortile della palazzina di Chieti Scalo, in piazza Roccaraso, con in tasca il cellulare della moglie, spinta giù dal balcone del secondo piano e ferita a morte da quella caduta. Invece, il suo telefonino, Fausto Filippone, 49 anni, dirigente della Brioni, l’ha lasciato in una tasca del cruscotto della sua Bmw X1 accostata sull’A14. Poi, un cammino di duecento metri mano nella mano con la figlioletta di 10 anni, Ludovica, e poi il lancio della bambina, precipitata nel vuoto per 40 metri e morta sul colpo. Dopo 7 ore di trattativa, anche Filippone si è lasciato cadere e morire dal viadotto Alento, nel territorio di Francavilla. Portandosi dietro pure il cellulare della moglie, Marina Angrilli, 51 anni, insegnante d’italiano e latino del liceo scientifico da Vinci di Pescara.
PERIZIA SUI TELEFONINI. A distanza di 5 giorni dalla tragedia con le cause che restano ancora un mistero, l’indagine sul duplice omicidio-suicidio punta a ricostruire gli ultimi giorni e le ultime ore di vita di Angrilli e Filippone per scoprire i motivi all’origine della follia. E per questo la pm Lucia Campo ha affidato a un perito, Davide Ortolano, l’incarico di esaminare i cellulari del marito assassino e della moglie vittima. Ma potrebbe essere un tentativo a vuoto: finora, tutti i testimoni ascoltati dagli agenti della squadra mobile, guidati dalla dirigente Miriam D’Anastasio, hanno parlato di una coppia all’apparenza normale, felice e serena.
I TESTIMONI. Le testimonianze sono concordi: Filippone è stato definito una persona tranquilla, riservata, con tanti amici, professionale e rigoroso sul lavoro. Finora, non sono emersi altri dettagli se non il dolore per la malattia e la morte dell’anziana madre, deceduta il 18 agosto scorso.
PSICHIATRA E PISTOLA. Come testimone, è stato ascoltato anche lo psichiatra del Centro di igiene mentale di Chieti che, il 15 maggio scorso, soltanto 5 giorni prima della tragedia, aveva visitato Filippone per la domanda del porto d’armi a uso sportivo: alla Mobile il medico ha raccontato di non aver riscontrato anomalie ai fini del rilascio della licenza. A breve sarà ascoltato anche il medico curante di Filippone che, sempre per la richiesta del porto d’armi, aveva compilato un certificato anamnestetico che avrebbe escluso, negli ultimi 15 anni, qualsiasi tipo di patologia psicologica o psichiatrica senza sintomo né trattamenti farmacologici.
I CONDOMINI: NO LITI. Ascoltati anche i condomini della palazzina di Chieti Scalo e nessuno, domenica scorsa, intorno a mezzogiorno, ha sentito grida di liti provenire dalla seconda casa di Filippone, un appartamento generalmente affittato agli universitari ma che adesso la famiglia aveva deciso di tenere libero. Soltanto una vicina di casa, che vive al piano inferiore, ha raccontato di aver sentito un urlo e poi il tonfo del corpo caduto sull’asfalto: per gli inquirenti, sarebbe il grido della donna durante il volo. Ascoltato anche il residente-medico che per primo ha soccorso la Angrilli: nella sua deposizione non ha mai detto che i poliziotti della Volante avessero trovato Filippone sul posto. Una versione cambiata poi davanti alle telecamere.
LA POLIZIA. La squadra mobile, intanto, ha depositato in procura un rapporto con la prima ricostruzione ufficiale: in quella informativa, non si parla di alcun incontro sotto la palazzina di Chieti Scalo tra gli agenti e Filippone che, secondo il racconto dei testimoni, sarebbe stato sconvolto, agitato e con le mani nei capelli. È possibile che, all’arrivo della Volante, Filippone si sia dileguato accampando la scusa di andare a prendere i documenti della moglie e di seguirla poi in auto all’ospedale Santissima Annunziata.
LA FUGA. Ma, in quasi un’ora di tempo, Filippone ha preso un’altra strada: da Chieti Scalo ha percorso circa 16 chilometri in una ventina di minuti fino alla casa familiare di via Punta Penna a Pescara, per prelevare la bambina promettendole una sorpresa e poi portarla sul viadotto.