A giudizio per il petardo che ferì un bimbo
Il piccolo di Lanciano perse quattro falangi raccogliendo un fuoco inesploso, uomo di Ortona nei guai
LANCIANO. Trovò all’ippodromo un residuo dei fuochi pirotecnici rimasto inesploso, lo accese e perse la terza falange di quattro dita della mano destra, riportando ferite da scoppio sul palmo della mano e sul cuoio capelluto. Fu una giornata da incubo quella del 22 luglio 2013 per un bambino albanese di 10 anni, rimasto vittima dell’esplosione di un fuoco pirotecnico. Oggi è parte offesa nel processo, che si è aperto ieri, a Carmine Costanzo, 59 anni, di Ortona, legale rappresentante della ditta di fuochi, ritenuto responsabile della mancata pulizia dell’area dopo i fuochi pirotecnici del 21 luglio 2013. L’uomo è accusato di lesioni personali colpose aggravate. Ieri, di fronte al giudice Andrea Belli, sono sfilati i test del pubblico ministero Delfina Conventi, tra cui i genitori del bambino oggi dodicenne. Per la Procura, che aprì un’inchiesta dopo l’incidente sequestrando anche l’ippodromo, Costanzo avrebbe eseguito gli spari della sera del 21 luglio 2013, nell’ambito del Festival dell’arte pirotecnica, utilizzando artifizi pirici diversi per quantità e qualità da quelli riportati nelle bolle di accompagnamento e dalle schede tecniche consegnate al commissariato per l’autorizzazione il 18 luglio 2013. Ma soprattutto, sempre per l’accusa, avrebbe omesso di eseguire lo scrupoloso rastrellamento del terreno per il recupero dei fuochi inesplosi, che è obbligatorio dopo l’evento. Comunicò al commissariato di aver pulito l’area limitandosi, nella mattinata successiva, a superficiali operazioni di recupero di 8 su10 rendine inesplose a fronte dei 37 involucri contenti polvere esplodente, 15 micce di collegamento e ritardo e 35 involucri di residui cartacei, per un peso di 220 chili, abbandonati sul posto dopo la manifestazione e rinvenuti dai carabinieri nel sopralluogo, eseguito subito dopo il ferimento del bambino che, giocando nell’area, trovò sul terreno il fuoco che gli esplose in mano. Il referto medico parla di “trauma da scoppio alla mano destra con amputazione falange del I, II, III e IV dito, sublussazione della flange prossimale del terzo dito, ferita lacero contusa del cuoio capelluto con ritenzione corpo estraneo”, giudicate guaribili in 40 giorni in prima battuta. Successivamente sono state definite con esiti invalidanti permanenti e con inabilità temporanea di 95 giorni. Nel corso del processo si cercherà di fare chiarezza sulla dinamica dell’incidente, se anche il bambino abbia delle “responsabilità”, e sulla pulizia dell’area. (t.d.r.)
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