A ogni aula il nome di un partigiano o di una vittima civile

La sede di via Marconi è ora un memoriale con 27 intitolazioni «Le future generazioni conoscano chi è morto per la libertà»
LANCIANO. Un esercito di “partigiani della memoria” per custodirla e tramandarla alle future generazioni. Si definiscono così gli alunni della primaria Eroi Ottobrini, protagonisti della cerimonia che ha visto le aule intitolate ai partigiani e alle vittime civili del 5 e 6 ottobre 1943. Quest'anno ricorrono gli 80 anni dalla rivolta lancianese contro l'occupazione nazifascista della città, ma le testimonianze viventi di quei giorni e di quelle vicende sono sempre meno. La scuola, che dal 1978 è dedicata ai dodici giovani caduti in combattimento, diventa adesso un vero e proprio memoriale, con 27 tra aule, uffici, palestra, aula magna e mensa, dedicate ognuna a un partigiano o a un civile morti per mano dei nazifascisti.
«Ci teniamo tanto a custodire la memoria e, soprattutto in una scuola che porta il nome Eroi Ottobrini, vogliamo che le future generazioni conoscano meglio chi è morto per la libertà», spiega la dirigente dell'istituto comprensivo Mario Bosco, Mirella Spinelli, «la nostra scuola è circondata dai luoghi in cui avvennero i fatti del 5 e 6 ottobre. All'inizio di viale Cappuccini, a poche centinaia di metri da qui, c'era ad esempio l'albero a cui venne legato e trucidato Trentino La Barba, medaglia d'oro al valor militare. La scuola ha il dovere e il compito di ricordare, affinché la memoria non venga meno».
Nel 1977, come ha ricordato la preside nella cerimonia di giovedì pomeriggio, l'allora direttore didattico Luigi Di Martino e un piccolo stuolo di maestri, tra cui Mario Bosco (a cui l'istituto è intitolato), proposero una terna di nomi: ottobrini frentani, ragazzi della resistenza ed eroi ottobrini. Il 19 maggio si deliberò all'unanimità di intitolare la scuola agli eroi ottobrini, e l'anno successivo ci fu una grande cerimonia. Adesso ogni aula è stata dotata di una targa con il nome di un partigiano e di un QrCode da dove sarà possibile approfondire la conoscenza del martire al quale l’aula è dedicata. A scoprire le targhe insieme agli alunni sono stati la presidente dell'Anpi, Maria Saveria Borrelli, il sindaco Filippo Paolini ed altri amministratori, e molti dei parenti delle vittime dell'ottobre 1943. Come Maria Pia Trozzi, figlia di Camillo che venne ucciso da una mitragliata dei tedeschi mentre si trova in casa con la famiglia, Franca Esposito, nipote di Guido Rosato che faceva barba e capelli ai tedeschi ma che venne fucilato di spalle, Luigi Cuonzo, nipote di Achille, Trentino La Barba, nipote della medaglia d'oro di cui porta lo stesso nome. Spazi sono stati intitolati anche al comandante partigiano Americo Di Menno Di Bucchianico, al medico ebreo Carlo Schonheim, al podestà Antonio Di Ienno, a monsignor Pietro Tesauri. «Non era lancianese, veniva dall'Emilia Romagna, ma si è messo a fianco del popolo lancianese», dice l'arcivescovo Emidio Cipollone che ha scoperto la targa a lui dedicata nell'atrio della scuola, «con le parole di papa Francesco, potremmo dire che monsignor Tesauri è stato un pastore con l'odore delle pecore, sempre a fianco delle persone a lui affidate. Ha cercato di darsi da fare per il bene della città, fino ad ottenere dal capo dei nazisti la fine delle ostilità e delle rappresaglie, e dove non è riuscito ha cercato di ottenere il meno male possibile».
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