Acqua marrone al Peticcio Allarme liquami in mare

Ortona, scoppia un altro caso dopo la scoperta dei depuratori irregolari sull’Arielli La segnalazione dei residenti alla Guardia costiera: forti odori arrivano dal torrente
ORTONA. Marrone. È il colore dell’acqua che attraversa il letto del Peticcio, il torrente che si riversa nella distesa blu dell’Adriatico sulla costa ortonese. Tra il fiumiciattolo e il mare una differenza cromatica netta, lampante, che si mostra agli occhi di centinaia di persone che affollano la pista ciclopedonale regionale che da Ortona si dirige verso Francavilla. È proprio in questa zona che il torrente sfocia, sorvolato anche dallo stesso neonato tracciato grazie alla costruzione di un ponticello su cui quotidianamente, ma soprattutto nel fine settimana, passeggiano tantissimi ciclisti e pedoni. Ed è proprio nell’ultimo weekend che abbiamo scattato delle foto. Le immagini che proponiamo risalgono a sabato mattina e sono inequivocabili: segnalano evidenti anomalie su un corso d’acqua che si mostra torbido, particolarmente sporco.
A cosa è dovuta quella preoccupante tonalità di colore? Perché il Peticcio si presenta in queste condizioni? E si tratta di liquami? Una vicenda che merita approfondimenti e sulla quale si è già posta qualche tempo fa l’attenzione della Capitaneria di porto di Ortona. Risale a dicembre, infatti, una segnalazione pervenuta agli uffici della Guardia costiera da parte di alcuni cittadini che, passeggiando nella zona della foce del torrente, avevano riferito di forti odori nell’aria e una strana chiazza in acqua.
Sabato però la situazione era addirittura peggiore, poiché il ruscello era interessato da una totale presenza di acqua marrone che si riversava in mare. Testimonianze della torbidezza del Peticcio, per di più, sono giunte anche più a monte della foce.
Quest’ultimo caso di torrente sporco arriva a pochi giorni dai controlli effettuati dai carabinieri forestali sui depuratori lungo un altro fiume che scorre nell’Ortonese, l’Arielli. Dei sedici impianti monitorati, quattordici erano risultati sprovvisti di autorizzazioni allo scarico. E dopo l’accaduto, il direttore dell’attività operativa della Sasi – azienda che gestisce il servizio idrico e fognario alla quale erano state contestate pesanti sanzioni amministrative – aveva dichiarato che «sono 600 le fosse Imhoff in tutta la provincia di Chieti, nessuna è autorizzata e non ha nemmeno i requisiti per l’autorizzazione a meno che non si riveda la legge e non ci sia un adeguamento degli impianti alla normativa attuale».
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