Addio al professor Ezio Burri Una vita dedicata alla ricerca

Si è spento a 74 anni dopo una lunga malattia. Era un punto di riferimento per la speleologia Docente all’Aquila e studioso di fama internazionale: «Se ne va un pezzo della storia d’Abruzzo»
CHIETI . Una vita intera dedicata allo studio del territorio, alle sue bellezze e alle sue particolarità. Con la scomparsa di Ezio Burri se ne va letteralmente un pezzo d’Abruzzo, a cui il celebre speleologo e docente universitario ha lavorato per tutta la vita. Fino a ieri mattina, quando una lunga malattia che lo tormentava da diversi mesi non gli ha lasciato scampo. La salma si trova all’obitorio dell’ospedale di Chieti, da ieri e ci resteranno anche oggi (dalle 8 alle 19). Il funerale si terrà domani alle 9.30 presso la chiesa di San Francesco Caracciolo. Burri è morto a 74 anni ed era nato e vissuto a Chieti. I suoi studi sono stati fondamentali per ricostruire il prosciugamento della piana del Fucino, e più in generale l’intera storia fucense, di cui Burri era uno dei massimi conoscitori. Ha lavorato come docente presso l’università dell’Aquila, insegnando geografia del paesaggio, e fondò lo Speleoclub di Chieti nel 1963, collaborando con i suoi colleghi, nonostante la malattia, fino a pochi giorni fa. «Cominciò da giovanissimo a lavorare nel campo della speleologia nel gruppo speleologico Urri», ricorda l’amico e collega Giulio De Collibus, in un post su Facebook «ne abbiamo fatte tante di esplorazioni e ricordo anche la sua preziosa collaborazione con l’Archeoclub, nel mettere in sicurezza e proteggere la grotta dei piccioni di Bolognano. Esprimo il mio profondo dolore e la partecipazione dell’Archeoclub per la scomparsa di una delle figure abruzzesi più impegnate nello studio e valorizzazione del territorio regionale». Studioso di fama internazionale, Burri era anche responsabile di progetto per il Centro nazionale di ricerca (Cnr), con cui ha lavorato come coordinatore per due missioni di studio, sulle antiche opere idrauliche sotterranee in Iran, Giordania e Turchia. Ha pubblicato oltre 120 contributi scientifici su riviste italiane ed internazionali. «Era un intellettuale in grado di tenere insieme discipline molto diverse tra loro», sottolinea Giovanni Tavano, socio fondatore e amministratore delegato della casa editrice Carsa, con cui Burri collaborava dal 1985, «le sue analisi approfondite spaziavano dalla geografia all’antropologia culturale, passando per la storiografia di settore. Era anche un punto di riferimento della Società geografica italiana e aveva un’indole speciale per la condivisione: non era geloso delle sue ricerche, ma riusciva a metterle a disposizione per amore della materia». È stato anche tra i fondatori della Federazione speleologica abruzzese e importante esponente della Società speleologica italiana. Uno dei suoi ambiti di maggior interesse erano gli studi relativi all’emissario Claudio Torlonia, nella Marsica, di cui Burri era uno dei massimi esperti. Univa una passione unica e genuina per il suo lavoro a una competenza professionale impareggiabile. Con lui va via un pezzo importante della storia d’Abruzzo: lo piange l’intera comunità speleologica italiana, ma anche il mondo accademico, a cui Burri ha dato tantissimo sia a livello nazionale che internazionale.

