Addio all’uomo dei campi L’agricoltura parla rosa

25 Novembre 2018

Lanciano. Sempre più donne alla guida di un settore prettamente maschile Tre testimonianze di imprenditrici del Chietino: «Ecco che cosa realizziamo»

LANCIANO. L’impresa agricola cambia veste e si tinge di rosa. Sono sempre più le aziende guidate da donne, anche in un settore considerato prettamente maschile come quello agricolo. In Italia sono 216mila le aziende in rosa (1 su 3). In Abruzzo sono 34mila quelle gestite da donne e il 36% appartiene al settore agricolo. Le imprenditrici agricole hanno in media tra i 40 e i 60 anni, solo il 6% ha la laurea e lo 0,4% sa adattarsi a diversi contesti. Secondo la Fao, il contributo delle donne può aumentare del 30% la produttività delle aziende agricole.
ATTENZIONE A NATURA E AMBIENTE. Ne è convinta Antonella Vicoli, 49 anni, titolare di un’azienda agricola biologica a San Salvo e presidente di Donne in Campo Chieti-Pescara, che riunisce circa 800 imprese agricole in rosa. «Sono tante le donne che tornano alla terra, io sono una di quelle», racconta, «con mio marito abbiamo una panetteria-gastronomia, ma col cuore volevo tornare alla terra. Ancor di più perché per la panetteria acquisto farine dai mulini. E allora mi sono detta: perché farlo quando posso coltivare e produrre io a chilometro zero?». Così tre anni fa ha fatto questa scelta imprenditoriale. «Le donne hanno una sensibilità forte verso natura e ambiente», dice Antonella.
IMPRENDITRICI DI SE STESSE. Una laurea in Economia e un lavoro dipendente come esattore che, nel 2014, Annamaria D’Alonzo lascia per guidare l’impresa di famiglia. «Produciamo e trasformiamo diversi prodotti, tra cui il Peperone dolce di Altino», spiega, «la mia famiglia è una dei custodi del seme. Ma facciamo anche marmellate, confetture, sottoli e spezie. I miei genitori sono contadini, io e i miei fratelli abbiamo solo formalizzato quello che loro hanno fatto per una vita». Aspetti positivi e negativi di essere un’imprenditrice donna? «Per me, unica donna della famiglia, è un orgoglio essere a capo dell’azienda», dice Annamaria, 43 anni, «è una soddisfazione poter creare prodotti miei, spiegarli e sapere che chi li mangia li apprezza. L’aspetto negativo è che non sei solo imprenditore dell’azienda, ma di tutta la tua vita: io sono mamma, moglie, sorella, figlia e imprenditrice. Mettere insieme tutte queste cose nel quotidiano è complicato».
ACCOGLIENZA E OSPITALITÁ. È mamma anche Francesca Di Nisio, titolare di un’azienda familiare che a Bucchianico produce vino, olio e zafferano. «L’azienda è nata nel 2008», spiega Francesca, 38 anni, «l’idea me l’ha data mia nonna Maria: in tutti i suoi ragionamenti c’era la campagna, anche come stile di vita. Valori che mi hanno fatto sognare: grazie a lei ho assorbito questo interesse per la terra, a cui ho aggiunto esperienze in Francia e Toscana. Poi sono tornata in Abruzzo. Prima con la produzione di olio e vino e poi anche con il turismo: in un antico frantoio a trazione animale del 1700 ospitiamo turisti stranieri e offriamo degustazioni di olio». «Non è facile conciliare lavoro e famiglia», continua, «ma le donne hanno quella marcia in più nella sensibilità, nel conoscere un prodotto sotto tanti altri profili, hanno più profondità nel saperlo raccontare. E poi l’ospitalità è proprio nelle corde delle donne».
TANTA STRADA DA FARE. «Le donne creano prodotti d’eccellenza, ma questo rimane spesso in un ambito familiare», dice Antonella Vicoli, «c’è una grande quantità di piccole aziende che fa cose straordinarie ma non riesce a comunicare all’esterno». Di questo si è parlato nel convegno al Palazzo degli Studi di Donne in Campo, associazione che fa capo alla Confederazione italiana agricoltori (Cia). «Bisogna far sapere qual è il valore di ciò che producete e l’attenzione che ci mettete», ha detto il professor Leonardo Seghetti, «limitarsi a produrre e basta non serve a niente».
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