Agguato al bus del Chieti calcio: 12 ultrà nei guai, rischiano il Daspo

Avviato il procedimento per vietare l’accesso allo stadio ai tifosi neroverdi accusati del raid
CHIETI. Sono 12 gli ultrà del Chieti calcio identificati dalla polizia e finiti nei guai per l’agguato al pullman della squadra neroverde, assaltato all’altezza di Loreto (Ancona) dopo la sconfitta di Recanati dello scorso 16 novembre. La questura dorica, competente per territorio, ha avviato il procedimento amministrativo che potrebbe portare al Daspo, vale a dire al divieto di accesso alle manifestazioni sportive, nei confronti dei tifosi ritenuti coinvolti nel raid avvenuto sulla provinciale che conduce al casello dell’autostrada A14. Quella sera un gruppo di violenti ha tentato di bloccare il pullman, scagliando pietre e altri oggetti contro il mezzo che trasportava i giocatori e due dirigenti. Il primo strato del finestrino è andato in frantumi.
Le parole dell’autista Marcello Frattone, 46 anni, di Cepagatti, rendono l’idea del rischio corso: «Si è sfiorata la tragedia. Per fortuna il vetro interno del pullman non si è sfondato, altrimenti parleremmo di una strage. Il sasso ha sfiorato un ragazzo di 18 anni che era seduto vicino al finestrino. Siamo stati graziati dalla Madonna». Frattone ha avuto la prontezza di compiere una manovra per evitare di investire gli aggressori. Poi ha tirato dritto e ha messo in salvo la squadra, scappando dalla furia degli ultrà: «Ho sterzato e per fortuna sull’altra corsia non passava nessuno in quel momento. Mentre proseguivo, ho sentito i rumori della sassaiola. Almeno quattro massi, forse anche di più, sono stati scagliati contro il pullman. Ho avuto paura, ma ho mantenuto il sangue freddo. Se mi fossi fermato, sarebbero saliti sul pullman e sarebbe stato peggio. Ho pensato all’autista del Pistoia Basket che ha perso la vita colpito da un mattone lanciato dai tifosi del Rieti in un agguato simile al nostro. Superato il blocco, mi sono messo in contatto telefonicamente con gli agenti della questura che mi hanno detto di non fermarmi assolutamente perché sarebbe stato pericoloso».
Solo per puro caso non ci sono stati feriti: «Siamo tornati sani e salvi a casa», ha proseguito Frattone, «ma poteva finire in tragedia. Il pullman ha il doppio vetro. Il sasso ha rotto quello esterno e, per fortuna, non quello interno, altrimenti avrebbe colpito Federico (Scurci, terzo portiere della squadra e figlio del vicepresidente Dario, ndc). I ragazzi erano tutti spaventati. La contestazione la posso anche capire, ma quello che è successo è qualcosa che non sta né in cielo né in terra. Spero che le forze dell’ordine individuino i responsabili».
Le indagini che hanno consentito di dare un nome e un cognome ai presunti violenti sono state condotte dagli investigatori della Digos di Chieti. I 12 ultrà teatini hanno dieci giorni di tempo per presentare memorie difensive alla Divisione anticrimine di Ancona, poi il questore deciderà se firmare i Daspo. Sull’assalto la procura marchigiana ha aperto un’inchiesta per concorso nei reati di violenza privata, danneggiamento aggravato e lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazioni sportive.
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