Palmoli

Pillon nuovo legale della famiglia nel bosco, la sua sfida è convincere il popolo progressista

13 Maggio 2026

Al senatore, adesso, spetta il compito più difficile: difendere i suoi clienti da avvocato, e non da politico. L'editoriale del direttore 

PALMOLI. Quando una vicenda di cronaca acquisisce un rilievo mediatico da prima pagina, ogni gesto dei protagonisti diventa - a prescindere - una atto “politico”. Mai come nella vicenda della “Casa nel bosco”, i cambi delle squadre difensive hanno corrisposto ad una mutazione di racconto e narrazione della storia. Prendete la prima difesa, affidata a Giovanni Angelucci, un avvocato determinato che era (ed è) anche un battagliero consigliere della Lega. Lui ha avuto il merito di accendere i riflettori del dibattito nazionale, con grande efficacia, ma anche con una spregiudicatezza di effetto divisivo. Si dice che la successiva coppia difensiva, Solinas-Femminella sia stata suggerita alla famiglia dal “consiglio” delle famiglie neorurali: studio legale di prestigio e tradizione, eloquio elegante, coppola e tacchi a spillo, saggezza e passione.

I due hanno incarnato perfettamente un netto cambio di strategia: il passaggio a una lingua più “istituzionale”, il tentativo di negoziare con il Tribunale e gli assistenti sociali, l’accettazione di sei diverse condizioni, tutte molto importanti e pesanti da mandar giù. Questo tentativo, portato avanti con tutti gli strumenti diplomatici possibili, si è infranto contro un muro, tanto granitico quanto ottuso: nessuna apertura, nessuna concessione, espulsione della mamma dalla casa, quel regime di segregazione dei bambini che abbiamo volutamente definito “un 41-bis parentale”, fatto di veti, e costruito con l’obiettivo di separare i piccoli Trevallion-Birmingham sia dalla loro famiglia che dalla loro comunità di amicizie.

La scelta del senatore Simone Pillon è figlia – nella mente dei genitori del Bosco – sia di questa sconfitta che del conseguente, rabbioso, sentimento di impotenza che ha prodotto: abbiamo fatto tutto il possibile – pensano i genitori – non abbiamo ottenuto nulla. Cambiamo il mister in panchina. La scelta di un parlamentare della Lega, tuttavia, produrrà effetti collaterali e conseguenze, esattamente come le altre due. La prima: il rischio di “politicizzare” la battaglia. La seconda quello di alzare il livello dello scontro. Abbandonati stupidamente dalla sinistra (con alcune rare eccezioni, a partire dal senatore Luciano D’Alfonso), Nathan e Catherine sembrano finiti nelle braccia della destra a partire dal trittico: Salvini-Meloni-Brambilla. E i due genitori – che sono le persone più candide e impolitiche che io conosca – corrono il rischio di vedere “etichettata” la loro storia.

Anche per i giudici del Tribunale e per le assistenti sociali, tuttavia, si tratta di una sconfitta: aver chiuso qualsiasi canale, aver seguito una logica unicamente punitiva (a nostro avviso penalizzando i bambini, ancora più che i genitori), ha reso questa coppia disperata, e desiderosa di una difesa dura. Auguri. Al senatore Pillon, adesso, spetta il compito più difficile: difendere i suoi clienti da avvocato, e non da politico. Gli anni Settanta sono finiti, non si può resuscitare il “soccorso rosso” alla Pecorella, virandolo di nero (o di verde). Né tantomeno si può rendere all’altro modello più recente (e non certo felice) quello dei parlamentari-avvocati alla Cesare Previti o alla Niccolò Ghedini. Se Pillon vuole vincere la partita che gli altri non sono riusciti a vincere, dovrà fare la cosa più difficile: vincere da giurista e non da leghista. Convincere l’opinione pubblica progressista. In una parola: stupire.

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