«Alcol nei locali, più controlli sui minorenni e su chi esagera»

Dal commerciante e la maestra, al sacerdote e il politico: abbiamo chiesto loro come evitare tragedie Sprecacenere: «Il problema non si risolve ponendo divieti». Don Michele: più forze dell’ordine in strada
CHIETI. Giusto o no dare alcol ai giovani della movida? Dopo le dichiarazioni del sindaco Umberto Di Primio sull’omicidio di via Pescara si accende il dibattito sul problema “sicurezza”. Il sindaco punta il dito verso i gestori dei locali cittadini, il problema è legato anche al consumo di alcool: «Anche se siamo in regime di liberalizzazione» ha detto due giorni fa Di Primio «questo non vuol dire che chi esercita la somministrazione di bevande possa vendere a minorenni o a persone già in condizione di ubriachezza». Abbiamo chiesto cosa ne pensano alcuni cittadini, rivolgendo qualche domanda: è giusto togliere o negare il consumo di alcool a chi è ubriaco e ai minorenni che si trovano nei locali serali e notturni? Il problema “sicurezza” è legato esclusivamente a questo? Quali misure potrebbero essere adottate per evitare tragedie?
Un parroco, un politico, un commerciante, una maestra, un ragazzo e una madre di Chieti ci hanno detto la loro opinione. Così risponde don Michele Panissa, parroco di San Francesco Caracciolo al Tricalle, che lancia una proposta concreta: «Non è facile rispondere. Si potrebbe organizzare una tavola rotonda con esperti, istituzioni, commercianti e cittadini per affrontare la questione. Il principio che bisogna fermare il consumo di alcool sfrenato da parte di minorenni o di chi è già in stato di ubriachezza è certamente giusto. Ma le variabili sono tante, non ci si può rendere conto subito di chi, da ubriaco, diventa pericoloso. I gestori dei locali lavorano: se determinate tragedie dipendessero esclusivamente da loro dovremmo chiudere tutto. Sicuramente occorrono più controlli delle forze dell’ordine, ma anche in quel settore mancano le risorse». Poi il consigliere comunale di Forza Italia Stefano Rispoli: «È giusto non somministrare a chi è già ubriaco e ai minori, cosa già prevista dal codice penale. Allo stesso tempo, quando accadono tragedie come quella dell’altra notte, la cosa più facile e più sbagliata è incolpare locali che sicuramente conoscendo la legge sanno benissimo a cosa vanno incontro nel caso in cui non la rispettassero. Le leggi esistono, ma ci vuole più controllo. Occorre buon senso e buona coscienza da parte di tutti».
Si esprime anche la maestra della scuola di Via Bosio Carmela Caiani: «Il problema dell’alcolismo tra i giovani è più grave di quello della droga, un fenomeno dilagante. Il proibizionismo, tuttavia, non serve a nulla. Ma un commerciante non deve dare da bere a chi sta male e neppure incentivare i minori nel consumo sfrenato solo per guadagnare. Il problema però è un altro. La domanda da farsi è: per quale motivo i giovani hanno bisogno di ubriacarsi per fare qualcosa di interessante nella vita? Dobbiamo sobbarcarci del problema e riaprire spazi di aggregazione dove si svolgano attività comuni. Il problema è educativo». Abbiamo chiesto cosa ne pensa a un famoso commerciante della città, Niki Sprecacenere: «Il problema non si risolve togliendo l’alcool nelle attività un’ora prima della chiusura. Sappiamo benissimo che se si vuole ci si può ubriacare ugualmente e poi andare nei locali. Delle regole sicuramente ci vogliono, far rispettare soprattutto quelle che già ci sono. Io stesso, pochi giorni fa, non ho servito bevande alcoliche a un minorenne e se nel mio locale qualcuno esagera lo accompagno alla porta. Ma se il problema dei controlli per le strade non viene risolto saremo sempre punto e a capo». C’è anche Alvaro Deprit, ragazzo e fotografo affermato, che dice la sua: «Lo stato di ubriachezza, a parità di alcool ingerito, dipende da persona a persona. È difficile valutare su due piedi. In ogni caso il principio di non somministrazione a minori e a ubriachi nei locali è giusto, quando accade il contrario ciò va a costituire una parte del problema legato alla sicurezza».
Infine l’opinione di una madre di due figli, così ci dice Antonietta Di Falco: «Non somministrare alcool a chi è già ubriaco o ai minorenni mi farebbe stare più tranquilla. Dipende anche dal contesto in cui ci si trova, se si beve per festeggiare ogni tanto o il consumo alcolico diventa un’abitudine. Anche i locali sono parte del problema legato alla sicurezza, se non rispettano le regole. Ma non dipende solo da loro. Ci sono persone che tendono alla violenza e altre persone che non commetterebbero mai gesti insensati».

