Alimonti Cigs scaduta Cgil: si teme la chiusura
ORTONA. É scaduta ieri l'ennesima proroga della cassa integrazione straordinaria, con gli oltre 90 dipendenti superstiti del gruppo Alimonti (50 soltanto al grande stabilimento di Caldari) per la...
ORTONA. É scaduta ieri l'ennesima proroga della cassa integrazione straordinaria, con gli oltre 90 dipendenti superstiti del gruppo Alimonti (50 soltanto al grande stabilimento di Caldari) per la prima volta rimasti senza la copertura di ammortizzatori sociali. Sulla vertenza si addensano però le nubi della mobilità, una procedura che i commissari liquidatori Remo Di Giacomo e Gianni Di Battista vorrebbero attivare in tempi stretti. La via di uscita sarebbe un ulteriore rinnovo della Cigs, con il consequenziale ripristino del legame tra azienda e lavoratori proprio in una fase cruciale, quella che parte con le messe all'asta con ribasso del prezzo nell'ambito del concordato preventivo tra i creditori. In teoria, da oggi parte il conto alla rovescia che per la procedura di mobilità vede 75 giorni di tempo, un periodo che se utilizzato per intero darebbe ai dipendenti la chance di rientrare al lavoro se le cinque tornate di messa all'incanto previste, da mercoledì fino al 30 novembre, dovessero alla fine sortire il passaggio di proprietà dei tre immobili del gruppo (oltre a Caldari, il deposito di Guardiagrele e la Romana macinazione al Flaminio, nella Capitale). «La procedura di mobilità», commenta Ada Sinimberghi, segretaria regionale della Flai-Cgil, «è un elemento che ci fa temere per la conservazione del posto di lavoro. Non vorremmo che, alla fine, ci ritrovassimo a commentare l'ennesima chiusura di un polo produttivo nel Chietino e in Abruzzo, una tendenza che purtroppo sembra consolidarsi di anno in anno. Noi faremo la nostra parte accanto ai lavoratori», annota Sinimberghi, «perché un patrimonio di professionalità come quello cresciuto negli anni in Alimonti non vada disperso, e anzi continui a essere impiegato laddove è nato e si è sviluppato». Franco Pescara, segretario abruzzese di Fai-Cisl, delinea la strategia del suo sindacato in vista del passaggio più delicato della vertenza, cominciata nel 2010 con i primi segnali di crisi di liquidità del Molino Alimonti e giunta a una svolta nell'estate del 2012, quando a Caldari cessò definitivamente la produzione. «C'è una specie di doppia traccia», spiega Pescara, «costituita da una parte dalla procedura di mobilità, dall'altra c'è la sequenza di aste fino a novembre. E in questo periodo che occorre rafforzare il legame tra lavoratori e azienda con una proroga di cassa integrazione, sempreché nel frattempo non venga chiusa la procedura». Il tavolo regionale aperto dal sottosegretario alla Presidenza, Camillo D'Alessandro, diventerà tavolo nazionale ai ministeri di Lavoro e Sviluppo economico, dove le vertenze di Ortona e Roma convergeranno per seguire un unico percorso. Francesco Blasi
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