Allenatore pedofilo di nuovo sott’accusa

Il pm chiede il processo per Riccardo Furgiuele: deve rispondere di violenza sessuale su un altro piccolo atleta di 7 anni
CHIETI. Dopo la condanna a 12 anni di carcere per gli abusi su 9 piccoli atleti, Riccardo Furgiuele rischia di finire ancora sotto processo. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca ha chiesto il rinvio a giudizio per l’allenatore di baseball, 53 anni, di Sambuceto: è accusato di violenza sessuale continuata e aggravata su un bimbo che, all’epoca dei fatti, aveva appena 7 anni. L’udienza davanti al giudice Luca De Ninis è stata fissata per il 9 luglio.
«L’imputato, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, compiva reiteratamente e in diverse occasioni atti sessuali in danno del minore, a lui affidato quale allenatore di baseball», scrive il pm. Secondo la procura, gli episodi – avvenuti tra il settembre del 2014 e lo stesso mese del 2016 – sono stati «almeno tre» e si sono verificati «in concomitanza degli allenamenti». L’indagine è stata condotta dai poliziotti della seconda sezione della squadra mobile di Chieti. Il bambino è stato ascoltato durante l’incidente probatorio: si tratta di uno strumento processuale per cristallizzare prove, da utilizzare poi durante il dibattimento, che l’incedere del tempo e il mutare di circostanze e persone potrebbero mettere a rischio. E la psicologa Gloria Colabufalo, nominata come perito dal tribunale, ha ritenuto attendibile e genuino il racconto del piccolo atleta. I genitori della vittima, assistiti dall’avvocato Monica D’Amico, sono pronti a costituirsi parte civile. Furgiuele, difeso dall’avvocato Luigi Antonangeli, ha sempre respinto ogni accusa.
«L’ampia scala su cui Furgiuele ha realizzato le sopraffazioni, approfittando del suo ruolo di allenatore, non fa che accrescere la gravità dei fatti», hanno scritto sulla sentenza di primo grado i giudici del tribunale di Chieti (presidente Andrea Di Berardino, a latere Chiara Di Gerio e Riccardo De Mutiis). «Oltre alla vicenda fisica, i ragazzi hanno infatti subito ciò che non potevano capire, e cioè qualcosa di non assimilabile nella loro breve esperienza esistenziale, in cui il terribile è già accaduto e vi rimarrà per sempre». Furgiuele, si legge ancora nelle motivazioni, «è stato autore non di gesti occasionali e furtivi, bensì di lunghe e intese relazioni abusanti. Ottenuta l’instaurazione di legami apparentemente autentici, egli si è subdolamente insinuato nelle pieghe dell’animo, fragile e in formazione, dei ragazzi, usando la deduzione come arma di conquista e selezionando i più soli e i meno integrati, manipolando, qui e là, carenze comunicative o affettive mediante regali, certo semplici, eppure utili a consolidare un pericoloso dominio psicologico, al quale si è integrato quello erotico».

