Altri tre guariti tornano nelle loro case

Si tratta di uomini di 41, 60 e 73 anni, ma i contagi non scendono. Nessuna risposta sull’utilizzo del macchinario del Renzetti
LANCIANO. Hanno lasciato dopo settimane l’ospedale di Chieti, sono tornati a casa e hanno potuto riabbracciare, con mille precauzioni, i propri familiari. Sono tre uomini di 41, 60 e 73 anni i primi tre lancianesi clinicamente guariti e comunicati dalla Asl al sindaco Mario Pupillo. In città i contagi salgono lentamente, da alcuni giorni sono sopra i 70 (73 a ieri) ma dopo oltre un mese e mezzo si registrano pazienti usciti dall’ospedale e di cui la Asl ha dato notizia al primo cittadino.
Uno dei problemi evidenziati alla Regione da 46 sindaci della provincia, tra i quali Pupillo, oltre al ritardo degli esiti dei tamponi, è infatti la mancata comunicazione da parte dell’azienda sanitaria dei cittadini risultati positivi al test, di quelli curati in ospedale e a casa, addirittura di quelli deceduti. «L’altra sera mi è arrivata la nota Asl», spiega Pupillo, «per fortuna non solo sui nuovi contagi, ma sui guariti. Un piccolo raggio di luce. Si tratta di tre persone che hanno lasciato l’ospedale di Chieti perché clinicamente guariti. Non hanno alcun sintomo Covid-19 e anche un tampone negativo. Il secondo lo attenderanno a casa. Anche perché in un caso l’attesa del tampone per poter uscire c’era dal 7 aprile».
In realtà a ben guardare, la città ha già accolto da tempo il primo paziente guarito. Si tratta del paziente 1, un 32enne che ha lasciato l’ospedale di Chieti l’ 11 marzo scorso. Ma, ufficialmente il sindaco non ha mai ricevuto comunicazioni in merito dalla Asl. Come spesso non ha avuto notizie sui decessi, 7 quelli avvenuti a Lanciano finora, appresi anche dai familiari. «Ci sono poi sicuramente persone guarite anche dopo le cure a domicilio», dice Pupillo, «di qualche caso ne sono a conoscenza ma in forma privata perché dall’azienda non mi sono stati comunicati. Attenderò».
C’è poi chi è in attesa dei risultati dei tamponi di riuscita; alcuni sono operatori dell’ospedale Renzetti. Dove ci sarebbe il macchinario usato per lo screening del cervico-carcinoma, ora fermo, che potrebbe essere riconvertito per i test Covid-19. Una manna dal cielo per ridurre i tempi di attesa e per i controlli su personale e pazienti dell’ospedale. Una disponibilità, un’ipotesi, segnalata dai sindaci alla Asl e alla Regione che dovrebbero avviare l’iter per l’eventuale riconversione e l’utilizzo. Ma dal direttore generale Thomas Schael e da quello sanitario Angelo Muraglia non ci sono state finora risposte. Che sono arrivate, invece, al sindaco sui ritardi dei tamponi: «L’improvviso ed eccezionale carico di lavoro a cui sono stati sottoposti i tre laboratori regionali di riferimento è verosimilmente la ragione dei ritardi, che non possono essere attribuiti a questa direzione generale».
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