Andrea Prospero, 19 anni, si uccise in chat: parte il processo a Perugia. Tra i testimoni i genitori e i fratelli

Lo studente di Lanciano, il 29 gennaio del 2025, fu trovato senza vita in un B&B nel centro della città perugina. Per la sua morte è accusato di istigazione al suicidio un 19enne romano, Emiliano Volpe, che da 13 mesi è agli arresti domiciliari
LANCIANO. Prende il via oggi, in Corte d'assise a Perugia, il processo ad Emiliano Volpe, il diciannovenne romano accusato di istigazione o aiuto al suicidio per la morte di Andrea Prospero. Lo studente di Informatica di Lanciano venne trovato senza vita in un b&b del centro storico del capoluogo umbro il 29 gennaio 2025.
L'udienza si apre alle 9.30 e prevede l'audizione dei primi testi della Procura, rappresentata dal procuratore Raffaele Cantone e dalla sostituta Annamaria Greco. Saranno sentiti tre investigatori della squadra mobile di Perugia che condussero inizialmente le indagini sulla scomparsa e sul ritrovamento del corpo dello studente lancianese. Quindi sarà la volta dei familiari di Andrea: a testimoniare sono chiamati papà Michele, mamma Teresa e i fratelli Marco e Anna. La famiglia Prospero è assistita dagli avvocati Francesco Mangano, Carlo Pacelli e Cinzia Bartolucci.
L’imputato, che da 13 mesi è agli arresti domiciliari, è difeso dall'avvocato Alessandro Ricci. Nei mesi scorsi non sono andati a buon fine due tentativi di patteggiamento da parte di Volpe: in entrambi i casi la pena proposta dall'imputato è stata giudicata troppo bassa e non congrua rispetto alla gravità del reato.
Andrea Prospero, 19 anni, scomparve il 24 gennaio 2025 da Perugia, dopo aver dato appuntamento in mensa alla sorella gemella Anna. Dopo cinque giorni di ricerche, il 29 venne ritrovato senza vita in una casa vacanze nel centro storico del capoluogo umbro, deceduto a causa di un mix letale di ansiolitici e ossicodone. Le indagini, coordinate dalla Procura di Perugia, hanno portato alla luce che il 19enne aveva ingerito i farmaci mentre era in chat con Volpe su Telegram (nickname “Valemno”): secondo l'accusa, è stato il comportamento del giovane romano a rafforzare in Andrea il proposito di suicidarsi, ad andare fino in fondo a una decisione che da solo non avrebbe mai preso. E, dopo che Prospero aveva effettivamente ingerito i farmaci, non ha allertato i soccorsi, preoccupandosi piuttosto di come cancellare le tracce. Da quel giorno la famiglia Prospero chiede verità e giustizia per Andrea.

