Commerciante annegata in mare, parla il fratello: «Boe sparite e soccorsi carenti, poteva essere salvata»

I punti oscuri del servizio nel tratto di mare dov’è morta la 50enne: l’esposto di Agostino Monteferrante, ex assessore comunale. Eseguita l’autopsia, non si esclude che la donna sia deceduta nell’impatto contro la scogliera
SAN SALVO. Inidoneità assoluta di attrezzatura, carenza di bagnini e di dotazioni finalizzate al salvataggio. Nessun segnale a indicare la pericolosità di quel tratto di mare. Sono i punti salienti su cui si basa l’esposto di Agostino Monteferrante, ex assessore del Comune di San Salvo, fratello della commerciante 50enne Antonella che mercoledì ha perso la vita all’altezza del lido Cala del Golfo. Denuncia presentata in Procura a Vasto.
Sulla morte emergono ulteriori dettagli. La donna non sarebbe annegata ma la causa del decesso potrebbe essere conseguenza dei violenti urti contro gli scogli (il corpo presenta diversi lividi) oppure essere legata a un arresto cardiaco provocato dallo spavento. Sono le primissime risultanze dell’autopsia eseguita ieri dal medico legale Pietro Falco. Nei polmoni della vittima non ci sarebbe stata acqua. Tanto che lo stesso Falco ritiene tuttavia necessario un approfondimento delle indagini, il cui esito sarà reso noto entro 60 giorni.
Ma quello che più interessa alla famiglia, conosciuta e stimata nel Vastese, è scoprire se la tragedia poteva essere evitata. L’architetto Agostino Monteferrante, assistito dall’avvocato Antonello Cerella, ha presentato l’esposto negli uffici giudiziari di Vasto. «Ad avviso del sottoscritto» è la contestazione mossa «il servizio di salvataggio non è stato diligente per inidoneità assoluta di attrezzature, per insufficienza del numero di bagnini impegnati nelle operazioni di salvataggio, per carenza di dotazioni finalizzate al salvataggio. Antonella, nonostante le numerosissime richieste di soccorso, è deceduta».
E c’è anche un altro aspetto sul quale Agostino Monteferrante invoca chiarezza. «Malgrado negli anni scorsi» è rappresentato nell’esposto «nello stesso specchio di mare siano avvenuti altri decessi per annegamento (8 giugno 2017 e 26 settembre 2020; mentre il 18 giugno 2017 veniva tratto in salvo un uomo), nessun segnale di pericolo per acque non sicure è presente. Numerosi testimoni hanno assistito ai fatti, fra loro la figlia di Antonella Monteferrante, Anna, e una sua amica, F.A.».
Quest’ultima è stata già sentita dagli investigatori. Anna sarà ascoltata non appena le sue condizioni lo consentiranno. Agostino Monteferrante, nel frattempo, chiede alla Procura di Vasto «che vengano accertate eventuali responsabilità di chi gestisce il servizio di salvataggio in merito alla idoneità dei mezzi e del personale messo a disposizione per il soccorso dei bagnanti in difficoltà. La società che gestisce il servizio è tenuta a organizzare la vigilanza in modo idoneo organizzando, coordinando il personale ed evitando un servizio carente, turni inadeguati, un numero insufficiente di assistenti bagnanti. È evidente che, nel caso di specie, vi fosse una carenza organizzativa e strutturale del servizio. Numerosi testimoni hanno notato che l’unica assistente bagnante presente abbia tentato di salvare la vita della povera Antonella tuffandosi in mare senza l’utilizzo di alcun idoneo strumento utile per il salvataggio».
Ci hanno provato altri due bagnanti, uno dei quali con un salvagente, ma non ce l’hanno fatta. Agostino Monteferrante chiede quindi che vengano accertate eventuali responsabilità sul «mancato avviso della pericolosità del mare per i bagnanti in quel tratto» e di verificare se in passato quel tratto «era stato inibito alla balneazione attraverso il posizionamento di un cordone di boe galleggianti e per quale motivo il divieto è stato poi revocato».
«La famiglia Monteferrante», spiega l’avvocato Antonello Cerella, «chiede chiarezza per evitare che tragedie analoghe colpiscano altri bagnanti. Uno dei passaggi importanti è sapere perché le boe sono state tolte e se chi le ha tolte era legittimato a farlo», afferma Cerella.
«La famiglia Monteferrante sa bene che nessuno potrà mai restituire loro Antonella, ma invoca chiarezza per capire se la tragedia avrebbe potuto essere evitata», conclude il legale vastese. I carabinieri e il personale dell’Ufficio circondariale marittimo di Punta Penna sono al lavoro per ricostruire l’accaduto e verificare se vi siano state negligenze od omissioni. Sono in corso accertamenti anche sulle condizioni del mare quel giorno. Sono stati fatti dei rilievi ed è stata ricostruita la possibile traiettoria che le correnti hanno creato. Tante le persone che sono state ascoltate. Molte sono ancora sconvolte dopo aver visto la 50enne sparire tra le onde prima di finire contro la scogliera.
Il sostituto procuratore di Vasto, Silvia Di Nunzio, è al lavoro per cercare di dare delle risposte alla famiglia Monteferrante. Al momento non vi sono indagati. La morte della cinquantenne ha turbato tutta la riviera. Tanti anche i turisti che pur non conoscendo Antonella Monteferrante hanno inviato messaggi di cordoglio alla famiglia. Moltissimi i messaggi arrivati da Vasto, dove Antonella si era fatta conoscere grazie alla propria attività, ma anche per le tante iniziative che organizzava.
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