Ari, ultimo giorno di festa con la Sagra della papparella

ARI. Ultimo giorno questa sera per la “Sagra della papparella” di Ari. Il piatto, poco o per nulla conosciuto al di fuori dei confini del piccolo centro collinare, da due anni è al centro di una...
ARI. Ultimo giorno questa sera per la “Sagra della papparella” di Ari. Il piatto, poco o per nulla conosciuto al di fuori dei confini del piccolo centro collinare, da due anni è al centro di una sagra che si tiene in contrada Sant’Antonio nei giorni dedicati alla festa del santo. Ad organizzare la sagra è infatti il Comitato festa presieduto da Antonio Costantini. Del comitato fa parte anche Camillo Di Felice che ha condotto una ricerca sulla ricetta originaria.
Il piatto, tipico della cucina contadina, è fatto con erbe di campo che vengono lessate e ripassate in padella con aggiunta di fagioli, olio, sale e pepe (in alcune varianti ci sono anche peperoni secchi, sardine o acciughe fritte). Ma la star della papparella è la pizza di granturco che amalgama tutti gli ingredienti in una sorta di pappetta, di qui il nome. «È un mistero linguistico, per chi non conosce le sfumature del nostro dialetto, una specie di enigma da proporre a chi non ha mai gustato tale delizia»: così la scrittrice di origine arese Anna Filomena Santone ha definito la papparella. «Il verde dei nostri campi», ha aggiunto, «è prezioso come una miniera; è sufficiente scorrazzare in esso, quando il sole non picchia forte e dalla terra fresca si raccolgono tesori».
A preparare la papparella per la sagra sono le donne della contrada, che hanno iniziato ha raccogliere le erbe sin da questo inverno, conservandole in congelatore. Una volta lessate, sono venute a pesare circa 90 chili. La preparazione è durata un’intera notte. «L’amministrazione civica», ha detto il sindaco Marcello Salerno, «sostiene questa sagra che si muove in un percorso culturale alla ricerca delle nostre tradizioni». Da questo punto di vista è stata anche riproposta la mostra “Ari come eravamo” di Tommasino Costantini. (a.i.)
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