Armando Carusi e la casa per la famiglia nel bosco: «Si sono innamorati subito, noi felicissimi di aiutarli»

30 Novembre 2025

L'uomo è il ristoratore che ha dato in comodato d’uso la sua abitazione. Sulla firma dell’accordo: «Un abbraccio infinito. Nathan è una bella persona»

PALMOLI. La stretta di mano, i sorrisi, parlano più di mille parole. I fotogrammi che immortalano Nathan Trevallion e Armando Carusi insieme sono il racconto più di impatto della svolta felice (si spera) della vicenda della famiglia del bosco di Palmoli. Il cambio di strategia deciso dai nuovi legali della famiglia Trevallion-Birmingham ha portato ad accettare l’offerta di Carusi, ristoratore di Ortona, che ha messo a disposizione la sua casa in comodato d’uso per tutto il tempo necessario alla ristrutturazione del loro casolare nel bosco di Palmoli. La “Casetta di nonna Gemma” – così si chiama la struttura – offre tutti i comfort: due camere, cucina, bagno (interno), veranda chiusa, terrazzi attrezzati, un pozzo per l’acqua. Le due abitazioni, tra l’altro, sono ad appena cinque minuti di distanza. «Non dovrà nemmeno trasferire gli animali qui», dice Carusi. Tra lui e Nathan, spiega, c’è stato un feeling naturale: «È più palmolese dei palmolesi stessi!», commenta divertito. I due hanno in comune anche l’ottimismo verso il futuro: «Presto, penso molto presto, torneranno a stare tutti insieme qui, nella mia casa».

Carusi, la notizia del trasferimento della famiglia Trevallion-Birmingham nella sua casa impazza da ore in tutte le redazioni. L’avranno tempestata di chiamate.

«È vero, ho ricevuto tantissimi messaggi di ringraziamento. Altri per commentare entusiasti il fatto che Nathan e Catherine avessero preso questa decisione. Io, in realtà, non ho mai avuto nessun dubbio».

Era sicuro che avrebbero accettato?

«Sapevo di cosa avevano bisogno e la mia casa ce l’aveva. Anzi, aveva addirittura di più di quanto gli servisse».

Quanto resteranno?

«A oggi le direi due mesi, il tempo necessario per la ristrutturazione, ma la casa è disponibile fino a marzo. Quindi, vedremo».

Perché ha deciso di offrire il suo aiuto?

«Perché io sono cresciuto in questa casa, la casa di nonna Gemma. Ricordo che le utenze non c’erano, avevamo uno stile di vita simile dal loro. Per necessità, sia chiaro. Quando ho sentito che gli avevano tolto i figli, ho deciso di aiutare e sono felicissimo di poterlo fare».

Si sentirà un eroe.

«Per niente. Non ho fatto nulla di trascendentale. A me non costa nulla, perché comunque la casa sarebbe rimasta libera per i prossimi mesi. Ho fatto solo quello che mi sentivo».

Quand’è che Nathan è venuto a visitare la casa?

«Tre giorni fa (quattro per chi legge, ndr). Ho capito subito che gli piaceva: ogni volta che gli indicavo qualche zona o qualche utensile che ho in casa gli si illuminavano gli occhi. Poi lui ne ha parlato con Catherine e le ha mostrato le foto. Adesso, sia lei che i bambini sono entusiasti e non vedono l’ora di venire qui».

La casa, però, ha anche strumenti tecnologici come la lavatrice. Per lui non è stato un problema?

«Direi di no. E poi la casa è immersa nel verde, come piace a loro, ha il riscaldamento a legna – c’è un camino in ogni stanza – ed è piena di vecchi attrezzi del mestiere che, tra l’altro, Nathan conosce benissimo. La verità è che è più palmolese lui che i palmolesi stessi! (ride, ndr)».

Mi sembra di capire che le ha fatto un’ottima impressione.

«È una persona intelligente, gentile e disponibile. Dopo aver visitato la casa si è fermato da me. Siamo stati un paio d’ore davanti al fuoco a chiacchierare, come fossimo due vecchi amici. Scherzando mi ha detto che non dovrà nemmeno trasferire gli animali, che altrimenti andrebbero anche loro in choc».

Com’è stato il momento della firma oggi?

«Si è concluso con un abbraccio infinito. Lui non avrebbe voluto incontrare i giornalisti però non c’era modo di evitarli e non ha fatto storie. Mi ha ringraziato, ma sa che non ha nessun obbligo nei miei confronti».

Quando vi rivedrete?

«Lunedì (domani, ndr) pranzeremo insieme. Spero davvero che presto potrà raggiungerlo insieme al resto della sua famiglia».

Si può dire che avete stretto un rapporto?

«Sono sicuro che in futuro ci aiuteremo a vicenda. Con l’orto, per esempio. Tra vicini di casa si fa così».

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